Errori in pronto soccorso

Errori in pronto soccorso: quando sono risarcibili e come ottenere il risarcimento

Il pronto soccorso è il luogo in cui si accede alle cure nelle situazioni di emergenza e urgenza. Qui le decisioni cliniche devono essere assunte in tempi rapidi e spesso sulla base di dati inizialmente incompleti.

Proprio per queste caratteristiche, il pronto soccorso è uno degli ambiti in cui si concentra una parte rilevante del contenzioso in materia di responsabilità sanitaria.

Non ogni esito negativo, però, equivale a malasanità. Nell’emergenza-urgenza esiste un margine di incertezza diagnostica che non può essere sempre eliminato, e una complicanza imprevedibile resta tale anche quando produce conseguenze gravi.

Diverso è il caso in cui il paziente venga gestito in modo non conforme alle regole di diligenza e alle buone pratiche cliniche. Accade, per esempio, quando il codice di triage è inadeguato rispetto alla gravità del quadro, quando un esame necessario non viene eseguito, quando il paziente viene dimesso nonostante sintomi che imponevano osservazione o approfondimenti, oppure quando una carenza organizzativa della struttura impedisce di erogare una prestazione indispensabile.

In questi casi non si è più nell’ambito della complicanza, ma in quello dell’errore sanitario risarcibile.

§ 1. Le principali tipologie di errori in pronto soccorso

Gli errori in pronto soccorso possono riguardare momenti diversi del percorso di cura: la prima valutazione, la diagnosi, la terapia, la dimissione oppure l’organizzazione della struttura.

Le categorie che seguono non rappresentano necessariamente le più frequenti in senso statistico. Sono, però, quelle che ricorrono più spesso nei casi di responsabilità sanitaria legati all’emergenza-urgenza.

§ 1.1 Errori di triage e mancata rivalutazione del paziente

Il triage è il primo momento di valutazione del paziente che accede in pronto soccorso. In questa fase vengono raccolte le informazioni essenziali, rilevati i parametri vitali e attribuito un codice di priorità, da cui dipendono i tempi della visita medica.

L’errore si verifica quando il codice assegnato è inferiore alla gravità reale del quadro clinico. Può accadere, ad esempio, se alcuni parametri non vengono rilevati o registrati, se l’anamnesi è incompleta oppure se vengono sottovalutati segni di allarme che avrebbero imposto una priorità più alta.

Succede così che un dolore toracico venga trattato come disturbo non urgente, che una difficoltà respiratoria venga interpretata come sintomo ansioso, o che un trauma apparentemente modesto nasconda una lesione interna. In tutti questi casi, un codice errato ritarda l’accesso alle cure proprio quando il tempo è parte della terapia.

L’attribuzione del codice, però, non esaurisce gli obblighi del pronto soccorso. Il paziente in attesa deve essere rivalutato, soprattutto quando i tempi si allungano o il quadro clinico può evolvere rapidamente. La responsabilità può quindi emergere non solo per un triage iniziale sbagliato, ma anche per la mancata rivalutazione di un paziente lasciato in sala d’attesa senza controlli, nonostante il peggioramento dei sintomi o le segnalazioni dei familiari.

Alcune condizioni sono particolarmente insidiose sotto questo profilo: una sindrome coronarica acuta con sintomi inizialmente sfumati, una emorragia interna che evolve lentamente, una sepsi che peggiora nel giro di poche ore. In queste situazioni, la mancata rivalutazione può impedire di intervenire quando il danno è ancora evitabile.

Codici di triage: schema sintetico

CodicePriorità clinicaTempo massimo indicativoProfilo di rischio
1EmergenzaImmediatoritardo potenzialmente gravissimo
2Urgenza15 minutirischio elevato nei quadri tempo-dipendenti
3Urgenza differibile60 minutinecessaria rivalutazione se il quadro evolve
4Urgenza minore120 minutiattenzione ai peggioramenti durante l’attesa
5Non urgenza240 minutiresponsabilità possibile se manca una nuova valutazione

§ 1.2 Ritardi diagnostici nelle patologie tempo-dipendenti

In alcune patologie, il tempo incide direttamente sulle possibilità di sopravvivenza e sull’entità degli esiti permanenti. È il caso, tra gli altri, di infarto, ictus, sepsi, embolia polmonare, dissecazione aortica ed emorragie interne post-traumatiche.

In questi casi l’errore si configura quando il pronto soccorso non riconosce tempestivamente la natura tempo-dipendente del quadro. Un paziente con dolore toracico che attende troppo prima di eseguire un ECG, un deficit neurologico non sottoposto in tempo utile a TC encefalo, una sepsi trattata come infezione banale senza attivare il percorso adeguato sono esempi tipici di danno da ritardo.

L’aspetto fondamentale, sul piano medico-legale, è che il ritardo può essere risarcibile anche quando la patologia di base era già grave, se un intervento tempestivo avrebbe offerto concrete possibilità di salvezza o di riduzione degli esiti.

§ 1.3 Errori diagnostici: esami omessi o interpretati in modo errato

Una parte rilevante degli errori in pronto soccorso riguarda la diagnosi. Talvolta l’errore sta nell’omettere un accertamento necessario; altre volte nell’eseguirlo, ma leggerlo male.

Il problema si pone, ad esempio, quando un dolore toracico non viene approfondito con elettrocardiogramma e markers cardiaci, quando un deficit neurologico acuto non viene valutato con TC encefalo, quando un trauma addominale non viene indagato con l’esame appropriato, oppure quando un sospetto infettivo grave non viene seguito dagli accertamenti necessari prima della terapia.

Ma non basta eseguire l’esame: bisogna anche interpretarlo correttamente. Un ECG può contenere segni iniziali di ischemia, una radiografia può mostrare una frattura minima o uno pneumotorace non evidente, una troponina lievemente alterata può essere il primo indizio di un danno miocardico. In pronto soccorso, la prima lettura orienta decisioni immediate e può determinare una dimissione, un ricovero o un trasferimento urgente.

Per questo, nei casi di contestazione, l’omissione dell’esame o la sua errata interpretazione diventano spesso il punto centrale della valutazione di responsabilità.

Hai subito un errore in pronto soccorso e vuoi capire se hai diritto a un risarcimento?

Se sospetti un caso di malasanità in pronto soccorso, è fondamentale valutare subito la documentazione clinica. Un’analisi tecnica può chiarire se vi sono responsabilità, quali danni sono risarcibili e come agire in modo efficace per tutelare i tuoi diritti.

§ 1.4 Dimissioni inappropriate e difetti di comunicazione

La dimissione è un atto medico a pieno titolo. Dimettere un paziente significa ritenere che non vi siano condizioni tali da imporre osservazione, ricovero o ulteriori approfondimenti.

L’errore si configura quando la dimissione avviene nonostante la presenza di segnali clinici incompatibili con una chiusura del percorso. È il caso del dolore toracico liquidato come stato ansioso, della cefalea acuta trattata come emicrania senza esami adeguati, del dolore addominale banalizzato senza escludere una causa chirurgica, oppure del trauma cranico dimesso senza un periodo di osservazione congruo.

Il profilo di responsabilità si aggrava quando il paziente torna in pronto soccorso per la stessa sintomatologia e viene nuovamente dimesso senza un reale approfondimento. La ripetizione dell’accesso, infatti, è già di per sé un elemento clinico che impone di rivedere l’ipotesi diagnostica iniziale.

Lo Studio, ad esempio, ha seguito un caso in cui un paziente sessantenne è stato dimesso quattro volte di seguito dal pronto soccorso per episodi di perdita di coscienza ricorrenti, senza che nessun medico indagasse l’eziologia cardiologica. Solo al quinto accesso, dopo le fratture riportate nell’ennesima caduta, è stata diagnosticata la disfunzione del nodo seno-atriale che richiedeva l’impianto di un pace-maker. La vicenda si è chiusa con un risarcimento di 93.000 euro per omessa diagnosi.

§ 1.5 Errori terapeutici e nella gestione del trauma

Anche quando la diagnosi è corretta, la gestione terapeutica può essere inadeguata. Gli errori più ricorrenti riguardano la somministrazione di farmaci controindicati, i dosaggi errati, la mancata verifica di allergie o interazioni con la terapia già assunta dal paziente.

A ciò si aggiungono i casi in cui viene impostata la terapia per una patologia sbagliata: un infarto trattato come reflusso, una sepsi gestita come sindrome febbrile comune, un’embolia polmonare scambiata per attacco di panico. In queste ipotesi, l’errore terapeutico prolunga e aggrava l’errore diagnostico a monte.

Nel paziente traumatizzato, invece, il rischio tipico è la sottovalutazione di lesioni interne o concomitanti. Concentrarsi solo sulle fratture visibili senza escludere un trauma toracico o addominale, omettere l’immobilizzazione corretta, non valutare il rachide cervicale o dimettere troppo presto un trauma cranico sono condotte che possono produrre conseguenze molto gravi.

§ 1.6 Carenze organizzative della struttura sanitaria

Non tutti gli errori in pronto soccorso dipendono dal singolo sanitario. In molti casi il problema nasce da una carenza organizzativa della struttura: personale insufficiente nei turni critici, assenza di specialisti, sovraffollamento non gestito, strumenti disponibili ma di fatto inutilizzabili.

È una delle ipotesi più rilevanti nei contenziosi di malasanità. Si pensi all’ecografo presente ma non utilizzabile perché manca personale formato, alla TC fuori servizio senza protocolli alternativi di trasferimento, oppure al laboratorio che non garantisce esami essenziali nelle ore notturne.

In questi casi la responsabilità può gravare direttamente sulla struttura sanitaria, anche quando i singoli operatori non hanno commesso un errore tecnico individuale. La distinzione tra colpa del sanitario e difetto di organizzazione è quindi centrale nell’inquadramento del caso.

Lo Studio ha seguito un caso emblematico di questo profilo. Un paziente vittima di incidente stradale è arrivato in pronto soccorso cosciente, con alcune fratture diagnosticate e un’emorragia interna in evoluzione non ancora riconosciuta. L’ecografia addominale avrebbe permesso di individuare la fonte del sanguinamento (una lesione splenica) e di procedere all’intervento risolutivo. L’ecografo era presente nella struttura. Ma per un’errata organizzazione dei turni di reperibilità, nessun sanitario era in grado di utilizzarlo nelle ore dell’accesso. Il tentativo di trasferire il paziente in altra struttura più attrezzata è arrivato quando il quadro era ormai irreversibile. Il processo penale si è chiuso con l’assoluzione dei medici. Il processo civile ha invece accertato la responsabilità organizzativa della struttura e riconosciuto ai familiari un risarcimento complessivo di circa 1.150.000 euro.

La distinzione tra responsabilità individuale e carenza organizzativa in questi casi è fondamentale. Per un inquadramento complessivo rinviamo all’articolo dedicato al difetto o carenza di organizzazione della struttura sanitaria.

§ 2. Quando un errore in pronto soccorso diventa malasanità

Un esito negativo non basta, da solo, a configurare malasanità.

Nel diritto sanitario, la distinzione decisiva è quella tra complicanza ed errore medico. La complicanza è un evento avverso noto alla scienza medica, che può verificarsi anche quando la condotta dei sanitari è stata diligente. In questi casi, se il rischio era prevedibile e non dipende da una violazione delle regole di cura, non vi è responsabilità risarcitoria.

Diverso è l’errore medico, cioè l’evento dannoso che una condotta corretta avrebbe potuto evitare. La valutazione si fonda, in concreto, su due parametri: la prevedibilità dell’esito e la sua evitabilità mediante l’adozione delle cautele richieste dalle linee guida e dalle buone pratiche cliniche.

In pronto soccorso questa distinzione è particolarmente delicata, perché il contesto di emergenza-urgenza comporta margini di incertezza diagnostica che devono essere riconosciuti. Un infarto con sintomi atipici o un’embolia polmonare con manifestazioni inizialmente sfumate possono non essere immediatamente identificati anche da un sanitario diligente. Per questo, non ogni diagnosi mancata equivale automaticamente a un errore.

Ciò che conta è la condotta concretamente tenuta di fronte ai segnali disponibili. Se i sintomi imponevano un approfondimento che non è stato eseguito, se l’anamnesi raccolta era insufficiente, se i criteri di osservazione o dimissione non sono stati rispettati, allora non si è più nell’ambito della complicanza, ma in quello dell’errore risarcibile.

Le linee guida hanno, sotto questo profilo, un ruolo centrale. In pronto soccorso rappresentano il principale parametro di valutazione della correttezza della condotta sanitaria: dal triage agli accertamenti diagnostici, fino alla gestione dei quadri tempo-dipendenti. Il loro rispetto non elimina ogni rischio, ma la loro violazione è spesso uno degli elementi centrali nell’accertamento della responsabilità.

Va inoltre considerato che, nel pronto soccorso, la posizione di garanzia è spesso condivisa tra più figure professionali. Infermiere di triage, medico d’urgenza e specialisti consulenti rispondono ciascuno del proprio segmento di attività. Per questo, nei casi di malasanità, occorre ricostruire con precisione in quale fase si sia verificato lo scostamento dallo standard di diligenza e a chi fosse attribuito quel compito.

§ 3. Responsabilità della struttura, del medico e dell’assicurazione

La Legge Gelli-Bianco ha distinto la responsabilità della struttura sanitaria da quella del singolo medico.

La struttura risponde, di regola, a titolo contrattuale, con un regime probatorio più favorevole al paziente e un termine di prescrizione più lungo. Il medico, invece, risponde normalmente a titolo extracontrattuale, salvo i casi in cui abbia assunto un obbligo diretto nei confronti del paziente.

Nel contesto del pronto soccorso, però, il baricentro del contenzioso è spesso la struttura sanitaria. Molti errori, infatti, non dipendono solo dalla condotta di un singolo operatore, ma da carenze organizzative che l’ente ha il dovere di prevenire e governare: turni di reperibilità inadeguati, carenza di personale qualificato, attrezzature non disponibili o non utilizzabili, sovraffollamento non gestito.

In questi casi, la responsabilità della struttura può sussistere anche quando i singoli sanitari non abbiano commesso un errore tecnico individuale, ma abbiano operato entro i limiti imposti da un’organizzazione inadeguata. È il caso, ad esempio, del paziente con emorragia interna arrivato in pronto soccorso quando l’ecografo era presente, ma nessun sanitario era reperibile per utilizzarlo: i medici sono stati assolti in sede penale, mentre la struttura è stata condannata in sede civile per carenza organizzativa.

A tutela del paziente, la normativa ha inoltre previsto la possibilità di agire direttamente nei confronti dell’assicurazione della struttura o del sanitario, entro i limiti della polizza. Si tratta di uno strumento importante, perché in molti casi consente di semplificare il percorso risarcitorio e di rendere più rapida la definizione della controversia.

§ 4. Quali danni sono risarcibili per un errore in pronto soccorso

Quando un errore in pronto soccorso viene accertato, il paziente o, nei casi più gravi, i suoi familiari hanno diritto al risarcimento integrale dei danni subiti.

Le voci risarcibili non sono sempre le stesse in ogni caso. Dipendono dalle conseguenze dell’errore, dalla gravità delle lesioni e dal loro impatto sulla vita del paziente e dei congiunti.

§ 4.1 Danno biologico

Il danno biologico è la voce principale e riguarda la lesione dell’integrità psicofisica del paziente.

Può essere temporaneo, quando coincide con il periodo di malattia, cure e convalescenza, oppure permanente, quando lascia postumi stabilizzati in termini di invalidità. La sua quantificazione varia in base alla gravità del danno e ai criteri tabellari applicabili.

§ 4.2 Danno differenziale

Un profilo particolarmente rilevante è il danno differenziale, che ricorre quando l’errore del pronto soccorso aggrava una patologia o una condizione già esistente.

In questi casi non si risarcisce l’intera situazione clinica del paziente, ma solo il peggioramento causalmente riconducibile alla condotta sanitaria. È una voce molto frequente nei casi in cui l’errore non crea il danno da zero, ma ne aumenta la gravità.

§ 4.3 Danno morale

Il danno morale riguarda la sofferenza interiore causata dall’errore: paura, angoscia, senso di abbandono, compromissione della sfera emotiva.

Nelle vicende di pronto soccorso questa componente è spesso intensa, perché il paziente vive una situazione di particolare vulnerabilità e si affida alla struttura in un momento di emergenza.

§ 4.4 Danno patrimoniale

Il danno patrimoniale comprende le conseguenze economiche dell’errore.

Rientrano in questa voce le spese mediche, i costi di assistenza, gli ausili necessari, la perdita di reddito durante il periodo di malattia e, nei casi più gravi, la riduzione stabile della capacità lavorativa.

§ 4.5 Perdita di chance di sopravvivenza o di guarigione

Nei casi di ritardo diagnostico o terapeutico, soprattutto nelle patologie tempo-dipendenti, può essere risarcita anche la perdita di chance.

Questa voce rileva quando non è possibile affermare con certezza che una condotta corretta avrebbe evitato l’esito dannoso, ma è possibile dimostrare che avrebbe offerto al paziente concrete probabilità di sopravvivenza o di un risultato clinico migliore. È una figura particolarmente importante nei casi di infarto, ictus, sepsi o embolia polmonare riconosciuti troppo tardi.

§ 4.6 Danno da perdita del rapporto parentale

Se l’errore in pronto soccorso ha causato la morte del paziente, i familiari possono ottenere il risarcimento del danno da perdita del rapporto parentale.

Si tratta del pregiudizio subito direttamente dai congiunti per la perdita del legame affettivo e per lo sconvolgimento che ne deriva sul piano personale e familiare.

§ 5. Come ottenere il risarcimento per errori in pronto soccorso

Ottenere il risarcimento per un errore in pronto soccorso richiede un’impostazione rigorosa fin dalle prime fasi. La valutazione preliminare del caso e la raccolta della documentazione clinica sono decisive, perché da questi elementi dipende la possibilità di accertare l’errore e di dimostrare il nesso causale con il danno subito.

§ 5.1 La documentazione clinica da acquisire

Nei casi di responsabilità sanitaria, la prova principale è quasi sempre la documentazione medica. In un caso di errore in pronto soccorso assumono particolare rilievo il verbale di pronto soccorso, con l’orario di accesso, il codice di triage, l’anamnesi, gli accertamenti eseguiti e la diagnosi di dimissione; la cartella clinica dell’eventuale ricovero; i referti degli esami strumentali e di laboratorio; la documentazione relativa agli accertamenti omessi, quando ricostruibile; i referti delle cure successive e la prova delle spese mediche sostenute.

La struttura sanitaria è tenuta a rilasciare la documentazione richiesta nei termini di legge (7 giorni). Acquisirla tempestivamente è fondamentale, perché il contenuto degli atti clinici consente di ricostruire tempi, omissioni, ritardi diagnostici e modalità della dimissione.

§ 5.2 Il tentativo obbligatorio di conciliazione

Prima di iniziare una causa, la normativa impone un tentativo obbligatorio di conciliazione. Il paziente può scegliere tra due strumenti: l’accertamento tecnico preventivo con finalità conciliative e la mediazione.

L’ATP è in genere lo strumento più adatto quando il caso è clinicamente complesso, perché consente di ottenere una valutazione medico-legale formalizzata dal consulente e dallo specialista nominati dal giudice. La mediazione, invece, è più snella e può essere utile quando vi sono margini concreti per una soluzione transattiva in tempi più rapidi.

La scelta tra i due percorsi va compiuta in base alle caratteristiche del caso specifico, alla qualità della documentazione disponibile e alla necessità, o meno, di un approfondimento tecnico immediato.

§ 5.3 I termini di prescrizione

Il diritto al risarcimento si prescrive, di regola, in dieci anni nei confronti della struttura sanitaria e in cinque anni nei confronti del medico, salvo casi particolari.

Il termine non decorre necessariamente dal giorno in cui si è verificato il fatto, ma dal momento in cui il paziente ha acquisito una conoscenza sufficiente del danno e della sua riconducibilità alla condotta sanitaria. Nei casi di decesso, il profilo prescrizionale va valutato con particolare attenzione anche in relazione ai diritti risarcitori spettanti ai familiari.

Per questo è sempre opportuno agire tempestivamente: con il passare del tempo diventa più difficile recuperare la documentazione, ricostruire i fatti e acquisire gli elementi necessari per sostenere la domanda risarcitoria.

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Se ritieni che tu o un tuo familiare abbiate subito un errore in pronto soccorso, è importante far valutare il caso da professionisti che conoscano a fondo la responsabilità sanitaria.

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La valutazione della documentazione clinica è il primo passaggio per verificare se vi siano i presupposti della responsabilità, quali danni siano risarcibili e quale strategia sia più efficace per ottenere tutela.

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Ian McEwan