Come Scegliere il proprio Avvocato per Malasanità

Avvocati per Malasanità
Avvocato Malasantà

Come Scegliere il proprio Avvocato per Malasanità

In questo articolo approfondiremo un tema di sicuro interesse: quali sono gli aspetti da prendere in considerazione quando si deve individuare un avvocato esperto in malasanità.

Chi sia stato vittima di responsabilità medico-sanitaria, infatti, si trova spesso in difficoltà di fronte alla scelta del giusto legale al quale affidare la difesa dei propri interessi, specie alla luce dell’offerta di servizi – ampia e non sempre qualificata – che la rete telematica globale denominata internet gli mette, oggigiorno, a disposizione.

Alla fine della lettura, ne siamo certi, avrete tutti gli elementi per orientarvi nella scelta del difensore che potrà tutelare i vostri diritti. Saprete, insomma, tutto quel che c’è da sapere per prendere una decisione saggia ed informata sui criteri di valutazione di un avvocato specializzato nella gestione di casi di malasanità.

 

INDICE SOMMARIO

 

Soltanto l’avvocato può tutelare adeguatamente i diritti delle vittime di malasanità

Come abbiamo ampiamente messo in luce altrove, il soggetto più appropriato al quale rivolgersi in caso di malasanità è l’avvocato, il quale – nel nostro sistema giuridico – è l’unica figura istituzionalmente deputata alla difesa degli interessi e dei diritti dei cittadini. La stessa etimologia del termine ne è testimonianza (ad-vocatus, vale a dire “colui che è chiamato presso”, per assistere e difendere).

La legge professionale (n. 247 del 31 dicembre 2012, “Nuova disciplina dell’ordinamento della professione forense“), ad ogni modo, è piuttosto chiara nel prevedere che:

L’avvocato ha la funzione di garantire al cittadino l’effettività della tutela dei diritti” (art. 2, comma 2, legge 247/2012)
L’iscrizione ad un albo circondariale è condizione per l’esercizio della professione di avvocato […]” (art. 2, comma 3, legge 247/2012)

Non è semplice, d’altronde, gestire un caso di responsabilità sanitaria. La malasanità presenta caratteristiche ed insidie decisamente peculiari, che rendono questa materia profondamente diversa dall’infortunistica stradale.

Perciò sarebbe decisamente inappropriato affidarsi ad una delle molteplici società e/o associazioni, più o meno improvvisate, che offrono servizi di tutela ed assistenza senza possedere i requisiti per farlo (vale a dire: la necessaria abilitazione professionale). Altrettanto inopportuno risulterebbe elevare a proprio difensore il consulente medico-legale, il quale può e deve restare un valido ausiliario dell’avvocato.

Come sceglierlo, però, questo avvocato? Cerchiamo allora di capire quali sono le regole da seguire quando si tratta di individuare il proprio difensore in materia di medical malpractice e proviamo a delineare le corrette modalità di gestione di un sinistro in ambito di responsabilità sanitaria.

 

 

Le 5 regole per scegliere un avvocato esperto di malasanità

Proviamo a riassumere quali siano i criteri da tenere presenti al fine di scegliere il proprio avvocato in materia di responsabilità medico-sanitaria. Le riflessioni che seguono consentiranno altresì, indirettamente, di delineare le corrette modalità di gestione di un sinistro in questo settore.

Ecco dunque le linee guida da seguire quando si tratta di individuare il proprio avvocato per malasanità.

 

Regola n. 1 – Valuta il curriculum dell’avvocato per verificare se è effettivamente competente in tema di malasanità

Quando ci si affida ad un professionista, è lecito attendersi che questi sia competente nella materia oggetto dell’incarico. Questo significa, innanzi tutto, che l’avvocato deve essere un esperto di diritto civile, perché un penalista o – figuriamoci – un amministrativista non possono ragionevolmente occuparsi di risarcimento danni da malasanità.

Più specificamente, la competenza di un professionista si valuta sulla base del curriculum. Può essere utile, allora, verificare quali studi abbia compiuto l’avvocato, come abbia perfezionato la sua preparazione, quali specializzazioni abbia ottenuto, e quali valutazioni abbia conseguito nel suo percorso (poiché è verosimile attendersi risultati di analogo tenore dall’esercizio della sua attività professionale).

In materia di responsabilità sanitaria, poi, la competenza include la capacità di ricostruire il fatto storico, di valutarne i profili giuridici, di formulare i giusti quesiti ai consulenti (medici legali e specialisti), di stimolarli e coordinarli nella ricerca della soluzione più appropriata, di cooperare nella ricerca del materiale bibliografico e della letteratura scientifica, di interloquire adeguatamente con le controparti in sede stragiudiziale, di valutare se, come e quando passare all’azione giudiziale, e – in linea generale – di individuare la migliore strategia difensiva nell’interesse del Cliente. Sono attitudini composite e trasversali, che tuttavia non possono mancare per gestire correttamente un caso di malasanità, specialmente quelli più complicati.

 

Regola n. 2 – Giudica l’esperienza dell’avvocato sulla base dei risultati che ha conseguito e dei casi di malasanità che ha risolto

Ciascuno di noi desidera, quando si rivolge a un prestatore d’opera intellettuale, che questi abbia una certa esperienza nella questione demandatagli e che non intenda far pratica “sulla pelle” del cliente. Così, per la gestione di un caso di malasanità, è imprescindibile trovare un avvocato esperto in responsabilità medica, che abbia quindi reale familiarità col tema.

Un professionista esperto ha esercitato sufficientemente nella materia da aver acquisito una serie di cognizioni pratiche e capacità concrete non rintracciabili nell’avvocato neofita, seppur preparatissimo sotto il profilo teorico. Ma come si valuta l’esperienza? In mancanza di listini o mercuriali affidabili, un avvocato esperto si giudica dai risultati ottenuti sul campo.

Sotto altro profilo, poi, l’esperienza include anche una certa attitudine alla visione d’insieme e al coordinamento dei profili di specifica pertinenza della responsabilità medica con gli istituti generali del diritto e del processo civile. Infatti, come non esiste (o non è affidabile) il “tuttologo”, così ci sentiremmo di diffidare dall’avvocato “esperto in furti con la mano sinistra”, nel senso che un’eccessiva specializzazione – maturata o dichiarata – espone al rischio di perdere di vista la fondamentale unitarietà del sistema giuridico.

 

Regola n. 3 – Scegli l’avvocato per la sua specializzazione nella materia, non per la collocazione geografica del suo ufficio

Quando hai trovato un avvocato competente ed esperto, il luogo da cui esercita la professione è davvero poco rilevante. Le moderne tecnologie e le attuali modalità – prevalentemente telematiche – di gestione del contenzioso (giudiziale e stragiudiziale) azzerano sostanzialmente le distanze e rendono indifferente la collocazione geografica dello studio legale, purché sia specializzato in malasanità.

Al contrario, in talune circostanze, può rivelarsi proprio consigliabile rivolgersi ad un professionista avente sede non prossima al luogo di verificazione dell’evento, per evitare il rischio di incompatibilità, conflitti di interesse più o meno latenti, e – in linea generale – possibili situazioni di “inquinamento ambientale”.

 

Regola n. 4 – Scegli un professionista equilibrato e non ti fidare di chi ostenta facili soluzioni

Un caso di responsabilità medico-sanitaria è sempre un evento doloroso, talvolta un lutto. Anche per questo motivo, per affrontare – professionalmente – una vicenda di malasanità ci vuole continenza (intesa come moderazione, dominio di sé, e non in senso processuale!), oltre che coscienziosità.

Se l’avvocato che hai consultato non ha alcuna esitazione ad accettare l’incarico e, prima ancora di aver “studiato le carte”, promette facili soluzioni o risultati mirabolanti, allora è opportuno diffidare. Un professionista serio sa che non esistono risultati immediati o percorsi abbreviati: ogni caso di malasanità va ponderato attentamente, valutato criticamente, e poi gestito con scrupolo e dedizione. Solo all’esito possono arrivare le soddisfazioni, perché – come diceva Goethe – “le cose migliori si ottengono solo con il massimo dell’impegno“.

 

Regola n. 5 – Lasciati guidare dalla ragione, ma anche dall’intuito

Infine, dopo aver considerato – razionalmente – tutte le variabili e aver compreso che il professionista ha le carte in regola, non trascurare le indicazioni del tuo “sesto senso“.

Il rapporto avvocato-cliente deve fondarsi su una estrema fiducia (reciproca): se il cliente non ha fiducia nell’avvocato non sarà disposto a trasmettergli le informazioni necessarie per un efficace svolgimento del mandato, se l’avvocato non si fida del cliente non sarà propenso a spendersi per la sua causa.

Premesso, allora, che il modo migliore per scoprire se ci si può fidare di qualcuno è dargli fiducia (così almeno scriveva Hemingway), scegli il tuo avvocato anche per l’empatia che ti ispira, per la sintonia che si crea in termini di condivisione dei valori, dei metodi e degli obiettivi. Sempre, però, nel rispetto dei reciproci ruoli!

 

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Avv. Gabriele Chiarini
Gabriele Chiarini
gabriele@chiarini.com

Nell'esercizio della professione si occupa prevalentemente di diritto civile e commerciale, con speciale riferimento alla malpractice medico-sanitaria, alla responsabilità per fatto illecito, alla consulenza d'impresa e al diritto dei contratti. Ha maturato particolare esperienza, conseguendo importanti risultati tanto in sede giudiziale quanto in sede stragiudiziale, nel settore degli appalti privati e nel campo della responsabilità della struttura ospedaliera per colpa dei sanitari e per difetto di organizzazione. Curriculum



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