La malasanità ortopedica comprende tutte le situazioni in cui un errore medico – diagnostico, chirurgico o gestionale – nel trattamento delle patologie muscolo-scheletriche provoca un danno evitabile al paziente.
Fratture non riconosciute, protesi mal posizionate o complicanze post-operatorie sottovalutate sono eventi che possono compromettere in modo permanente la mobilità, l’autonomia e la qualità della vita.
Secondo il MedMal Report di Marsh Italia, l’ortopedia e traumatologia rappresenta la prima unità operativa per numero di richieste risarcitorie nelle strutture sanitarie pubbliche, con una percentuale compresa tra il 15% e il 19,4% dei sinistri analizzati. Pur trattandosi di un campione e non di una rilevazione esaustiva, il dato restituisce con chiarezza la dimensione del fenomeno.
In questo articolo analizziamo le principali tipologie di errore che possono verificarsi nel percorso ortopedico del paziente, i presupposti giuridici della responsabilità medica alla luce della Legge Gelli-Bianco, i danni risarcibili e il percorso per ottenere il risarcimento.
INDICE SOMMARIO
- § 1. Tipologie di errori ortopedici nel percorso di cura
- § 2. Errore ortopedico: quando si configura la responsabilità medica
- § 3. Il quadro normativo: responsabilità della struttura e del medico ortopedico
- § 4. Come si prova il nesso causale negli errori ortopedici
- § 5. Quali danni si possono ottenere per malasanità ortopedica
- § 6. Come viene calcolato il risarcimento
- § 7. Come ottenere il risarcimento per un errore ortopedico: i passaggi da seguire
§ 1. Tipologie di errori ortopedici nel percorso di cura
L’errore ortopedico può verificarsi in qualsiasi fase del percorso di cura: dalla diagnosi iniziale alla scelta dell’impianto, dall’intervento chirurgico fino alla gestione post-operatoria e alla riabilitazione.
§ 1.1 Errori diagnostici: fratture non riconosciute e diagnosi tardive
L’omessa o tardiva diagnosi di una frattura, frequenti soprattutto quando si tratta di lesioni poco evidenti (scafoide, piatto tibiale, fratture da stress), può impedire un’immobilizzazione tempestiva e determinare esiti come consolidazione viziata, pseudoartrosi o perdita funzionale permanente.
In questi casi, il risarcimento riguarda il peggioramento causato dall’errore rispetto alle conseguenze inevitabili del trauma originario (danno differenziale).
Analoghe criticità si riscontrano nelle lesioni legamentose e tendinee: il ritardo nella diagnosi di una rottura del legamento crociato anteriore o della cuffia dei rotatori può rendere necessario un intervento più invasivo o compromettere il recupero funzionale.
La responsabilità può inoltre configurarsi quando una diagnosi errata conduce a un intervento non necessario o non adeguato, come l’impianto di una protesi senza indicazione o un’artroscopia non coerente con la reale patologia.
§ 1.2 Errori nell’esecuzione dell’intervento chirurgico ortopedico
Gli errori nell’esecuzione dell’intervento chirurgico rappresentano le ipotesi più gravi in ambito ortopedico. Il malposizionamento di una protesi d’anca o di ginocchio può causare instabilità, lussazioni recidivanti, dismetrie e dolore cronico, spesso rendendo necessario un intervento di revisione, più complesso e rischioso.
Analoghi profili emergono nell’osteosintesi: un errato posizionamento di placche, viti o chiodi può determinare mancata consolidazione o deformità dell’asse osseo.
Tra gli errori più gravi rientra l’intervento sulla sede anatomica sbagliata (wrong-site surgery), evento sentinella considerato inescusabile e prevenibile mediante adeguati protocolli di sicurezza.
Durante l’intervento possono inoltre verificarsi lesioni a nervi o vasi (ad esempio nervo sciatico o peroneo), con possibili esiti permanenti sul piano motorio o sensitivo.
§ 1.3 Errori nella scelta e gestione degli impianti protesici
La responsabilità può derivare anche da scelte errate a monte dell’intervento. L’utilizzo di protesi non adeguate all’anatomia del paziente o la mancata pianificazione pre-operatoria (templating) possono compromettere il risultato funzionale anche in assenza di errori tecnici intraoperatori.
Nei casi di dispositivi difettosi o oggetto di richiamo, alla responsabilità del chirurgo e della struttura può aggiungersi quella del produttore, secondo la disciplina del prodotto difettoso.
§ 1.4 Errori nella gestione post-operatoria
La fase post-operatoria è decisiva: il ritardo nel riconoscimento delle complicanze può trasformare un esito gestibile in un danno grave o irreversibile.
Il mancato trattamento tempestivo di un’infezione chirurgica può evolvere in sepsi, mentre nelle infezioni periprotesiche la responsabilità dipende dalla violazione dei protocolli o dal ritardo terapeutico (ad esempio nell’applicazione del trattamento DAIR – debridement, antibiotics, irrigation, and retention – nei tempi raccomandati).
Particolarmente critiche sono anche le fratture esposte, che richiedono un trattamento immediato per prevenire infezioni gravi come osteomielite e sepsi.
Ulteriori profili di responsabilità riguardano:
- Profilassi antitrombotica inadeguata (rischio di trombosi ed embolia)
- Mancato riconoscimento di lussazioni protesiche
- Errori nelle immobilizzazioni (gessi o tutori)
- Cadute in ospedale durante la mobilizzazione, specie nei pazienti anziani
§ 2. Errore ortopedico: quando si configura la responsabilità medica
Un intervento ortopedico che non produce il risultato sperato non è, di per sé, sinonimo di malasanità.
L’esito del trattamento può dipendere da variabili biologiche individuali, qualità dell’osso, vascolarizzazione, capacità rigenerativa, che incidono indipendentemente dalla perizia del chirurgo.
§ 2.1 La differenza tra complicanza ed errore medico in ortopedia
La complicanza è un evento avverso noto alla medicina e non sempre evitabile; l’errore è un evento che una condotta diligente avrebbe impedito.
In ortopedia, la distinzione dipende spesso da valutazioni tecniche specialistiche. Un’infezione periprotesica, ad esempio, può rientrare nel rischio accettato se i protocolli sono stati rispettati; diventa invece errore quando vi è una violazione delle regole di prevenzione o dei tempi terapeutici.
Lo stesso vale per la dismetria degli arti dopo protesi d’anca: minime differenze possono essere inevitabili, mentre discrepanze rilevanti impongono una verifica della tecnica chirurgica e della pianificazione pre-operatoria.
§ 2.2 Il ruolo delle linee guida e delle buone pratiche
La valutazione della condotta sanitaria avviene alla luce delle linee guida e delle buone pratiche cliniche, come previsto dalla Legge Gelli-Bianco.
In ambito ortopedico, le raccomandazioni della SIOT (Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia) rappresentano il principale riferimento. Tuttavia, le linee guida non sono regole automatiche: devono essere adattate al caso concreto.
Il parametro resta sempre la condotta del professionista competente e diligente nelle specifiche circostanze.
§ 2.3 Consenso informato e responsabilità
In ortopedia, il consenso informato assume un rilievo particolare, soprattutto negli interventi protesici. Il paziente deve essere informato non solo sui rischi immediati, ma anche sulle conseguenze a lungo termine, sulla durata dell’impianto e sulle possibili alternative terapeutiche.
La giurisprudenza riconosce che la mancata informazione può generare un danno autonomo: il paziente ha diritto al risarcimento se dimostra che, se correttamente informato, avrebbe scelto diversamente.
Inoltre, non sono sufficienti moduli generici: l’informazione deve essere effettiva e personalizzata rispetto al caso clinico.
§ 3. Il quadro normativo: responsabilità della struttura e del medico ortopedico
La Legge Gelli-Bianco (L. 24/2017) distingue la responsabilità della struttura sanitaria da quella del singolo medico.
La struttura risponde a titolo contrattuale, con un regime più favorevole per il paziente (inversione dell’onere della prova e termine di prescrizione di dieci anni).
Il chirurgo, invece, risponde invece a titolo extracontrattuale, con onere probatorio a carico del danneggiato e prescrizione quinquennale (salvo che abbia agito in esecuzione di un contatto stipulato col paziente).
A questo sistema si è aggiunta la possibilità di agire direttamente nei confronti della compagnia assicuratrice della struttura o del sanitario (D.M. 232/2023). Il paziente può quindi richiedere il risarcimento entro i limiti della polizza, con una limitazione delle eccezioni opponibili dall’assicurazione.
Nella pratica, l’azione nei confronti della struttura sanitaria rappresenta spesso la scelta più favorevole. In ogni caso, restano necessari i presupposti fondamentali della responsabilità: condotta colposa, danno e nesso causale.
§ 4. Come si prova il nesso causale negli errori ortopedici
Il nesso causale è il collegamento tra l’errore medico e il danno subito dal paziente.
In ambito civile, viene accertato secondo il criterio del “più probabile che non”: per dirla in modo semplice, è sufficiente dimostrare che l’errore ha causato il danno con una probabilità superiore al 50% (a volte, anche di meno).
In ortopedia, questo accertamento è spesso più agevole rispetto ad altre specialità. Il confronto tra esami pre-operatori e post-operatori consente infatti di verificare in modo oggettivo il risultato ottenuto.
Ad esempio, una radiografia che evidenzia un malposizionamento protesico o una frattura non diagnosticata rappresenta un elemento probatorio diretto.
Il nesso causale diventa più complesso quando il danno deriva da più fattori, come nel caso di infezioni protesiche dovute a profilassi inadeguata, ritardo diagnostico e trattamento non corretto.
In queste situazioni è ancor più fondamentale la consulenza medico-legale, basata sulla documentazione sanitaria completa (cartella clinica, esami, referti, consenso informato). La completezza di tali documenti incide direttamente sulle possibilità di ottenere il risarcimento.
§ 5. Quali danni si possono ottenere per malasanità ortopedica
Nei casi di malasanità ortopedica, il risarcimento comprende sia danni non patrimoniali sia danni patrimoniali.
§ 5.1 Danno non patrimoniale
È la voce principale e comprende il danno biologico, cioè la lesione dell’integrità psicofisica, nonché il danno morale, inteso come sofferenza interiore, patema d’animo e compromissione della sfera emotiva conseguenti all’evento lesivo. Include:
- Invalidità permanente (limitazioni funzionali, rigidità articolare, dolore cronico)
- Invalidità temporanea (periodo di malattia e riabilitazione).
§ 5.2 Danno patrimoniale
Comprende tutte le conseguenze economiche dell’errore:
- Spese mediche e riabilitative
- Costi per assistenza e ausili
- Perdita o riduzione del reddito.
§ 5.3 Voci specifiche nei casi ortopedici
Alcuni danni sono particolarmente frequenti:
- Danno da reintervento, quando è necessario un nuovo intervento correttivo
- Perdita di chance, quando l’errore riduce le possibilità di un esito migliore
- Danno ai familiari, nei casi più gravi (decesso o invalidità grave).
§ 6. Come viene calcolato il risarcimento
La quantificazione del danno biologico segue criteri stabiliti a livello nazionale.
Per le lesioni fino al 9% (micropermanenti), gli importi sono aggiornati periodicamente (ad esempio, nel 2025 il valore del primo punto è pari a 963,40 euro).
Per le lesioni più gravi (oltre il 9%), oggi si applica la Tabella Unica Nazionale (TUN), che introduce un sistema uniforme basato su:
- Valore del punto crescente con la gravità della lesione,
- Integrazione del danno morale,
- Coefficienti legati all’età del paziente.
Il risultato finale può essere personalizzato in base alle specifiche conseguenze subite.
§ 7. Come ottenere il risarcimento per un errore ortopedico: i passaggi da seguire
Ottenere il risarcimento per un errore ortopedico richiede un percorso, che deve essere impostato correttamente fin dalle prime fasi:
- Raccolta della documentazione clinica: Il primo passo è richiedere alla struttura sanitaria la cartella clinica completa e conservare tutta la documentazione relativa a visite, esami e trattamenti successivi, oltre alle ricevute delle spese sostenute.La struttura è tenuta a rilasciare la documentazione entro 7 giorni dalla richiesta.
- Valutazione medico-legale: la documentazione deve essere analizzata da un medico legale, affiancato da uno specialista ortopedico, per verificare la presenza dei presupposti della responsabilità:
- Errore medico
- Danno
- Nesso causale.
Questa fase è decisiva per evitare azioni infondate e impostare correttamente la richiesta risarcitoria.
- Tentativo di conciliazione: prima di avviare una causa è necessario esperire un tentativo di conciliazione, che può avvenire tramite:
- Accertamento tecnico preventivo con finalità conciliative (ATP), con nomina di un consulente da parte del giudice
- Mediazione, procedura più rapida e flessibile
La scelta tra i due strumenti dipende dalle caratteristiche del caso e va valutata strategicamente.
§ 7.1 Termini di prescrizione
Il diritto al risarcimento si prescrive:
- In 10 anni nei confronti della struttura sanitaria,
- In 5 anni nei confronti del medico (salvo eccezioni).
Una recente pronuncia della Cassazione (Ordinanza n. 15466/2025) ha inoltre chiarito che il termine di 90 giorni per avviare il giudizio dopo un accertamento tecnico preventivo (ATP) non si applica quando la condizione di procedibilità è stata assolta tramite la mediazione.
Questo orientamento rafforza la flessibilità della mediazione civile, la cui durata può arrivare fino a sei mesi, rendendola in taluni casi una scelta strategicamente più vantaggiosa.
Hai subito un errore ortopedico? Verifica se hai diritto al risarcimento
Se ritieni di aver subito un danno a seguito di un trattamento ortopedico, è fondamentale verificare tempestivamente se esistono i presupposti per ottenere un risarcimento.
Lo Studio Legale Chiarini offre una valutazione preliminare della vicenda clinica, con il supporto di medici legali e specialisti in ortopedia, per accertare la presenza di errore, danno e nesso causale.
Operiamo in tutta Italia nella gestione di casi di responsabilità medica, con esperienza specifica in ambito ortopedico:
- Errori protesici
- Fratture non correttamente trattate
- Infezioni post-operatorie
- Ritardi diagnostici
Una valutazione corretta fin dalle prime fasi è decisiva per tutelare il tuo diritto al risarcimento.

