consenso informato

Le disposizioni anticipate di trattamento (DAT)

La legge n. 219/2017, anche nota come legge sul c.d. “testamento biologico”, oltre a disciplinare le modalità di informazione del paziente e di acquisizione del suo consenso (o del suo rifiuto) al trattamento sanitario, ha introdotto nel nostro ordinamento anche una specifica normativa volta a consentire a ciascuno individuo di dare indicazioni in via anticipata sul consenso o sul rifiuto ai trattamenti sanitari da ricevere in previsione di un’eventuale futura incapacità di autodeterminarsi. Percorriamo in breve gli aspetti principali della disciplina delle DAT – Disposizioni Anticipate di Trattamento.

Il consenso informato al trattamento sanitario e i profili del risarcimento danni in caso di sua violazione

La legge 219/2017, ha introdotto nel nostro ordinamento una specifica normativa sulle modalità di informazione del paziente e di acquisizione del suo consenso (o del suo rifiuto) al trattamento sanitario. Approfondiamo in questo articolo gli aspetti salienti della disciplina e gli approdi della giurisprudenza in tema di risarcimento danni da violazione del consenso informato.

La Responsabilità Sanitaria nel 2019: San Martino e le 10 nuove sentenze della Corte di Cassazione

Con 10 sentenze depositate -simbolicamente?- nella ricorrenza di San Martino, la III Sezione della Suprema Corte di Cassazione offre agli interpreti numerosi spunti di riflessione per una organica rielaborazione del quadro normativo in materia di responsabilità medico-sanitaria e risarcimento del danno, all’esito della ormai assimilata entrata in vigore della legge “Gelli-Bianco”.

Consenso Informato

E’ a tutti noto che il consenso informato del paziente – conformemente al principio personalistico che informa il nostro ordinamento – costituisce in molti casi il discrimine tra liceità e illiceità nell’attività medica e terapeutica. La nostra Costituzione riconosce il diritto e la libertà, per ciascun individuo, di autodeterminarsi in materia di salute (artt. 32 e 13 cost.).

Lo stato di necessità  in emergenza-urgenza

Lo stato di necessità opera come “esimente” o “causa di giustificazione”, esonerando l’autore di un comportamento astrattamente qualificabile come illecito da responsabilità (civile, penale o amministrativa). Nell’attività sanitaria, esso svolge un ruolo ancor più incisivo, perché vale a rimuovere il “limite” del consenso, ripristinando la doverosità istituzionale dell’intervento medico ed imponendo, in sostanza, un obbligo di attivarsi per salvaguardare la salute del paziente.

Il rifiuto delle cure in emergenza-urgenza

Di fronte al rifiuto della cura da parte del diretto interessato, c’è spazio – nel quadro della “alleanza terapeutica” che tiene uniti il malato ed il medico nella ricerca, insieme, di ciò che è bene rispettando i percorsi culturali di ciascuno – per una strategia della persuasione. E c’è, prima ancora, il dovere di verificare che quel rifiuto sia informato, autentico ed attuale.

Consenso Informato in Emergenza-Urgenza

Il consenso informato, quale imprescindibile presupposto della legittimità di ogni atto medico, deve trovare applicazione anche nelle attività di emergenza-urgenza, seppure in maniera peculiare alla luce della sostanziale indifferibilità di buona parte delle prestazioni ivi erogate, della conseguente concitazione in cui taluni interventi sono effettuati, e del sovraffollamento oggettivamente riscontrabile nella pratica sanitaria quotidiana.

Consenso Informato e Responsabilità Penale

Ove il medico sottoponga il paziente ad un trattamento chirurgico diverso da quello in relazione al quale era stato prestato consenso informato e tale intervento, eseguito nel rispetto dei protocolli e delle leges artis, sia concluso con esito fausto, tale condotta è priva di rilevanza penale, tanto sotto il profilo delle lesioni personali quanto sotto quello della violenza privata.