Carenza di personale sanitario ed errori medici: il legame pericoloso

Ultimo Aggiornamento 14 Gennaio 2026

La carenza di personale sanitario rappresenta una delle principali cause di errori medici nel Sistema Sanitario Nazionale. Questa correlazione diretta è stata ampiamente documentata: quando medici e infermieri sono sottoposti a turni eccessivi, sovraccarichi di lavoro e stress continuo, aumenta esponenzialmente il rischio di errori diagnostici, terapeutici e assistenziali.

L’insufficienza dell’organico costituisce un’importante condizione di rischio per la potenziale verificazione di un episodio di errore sanitario. È ormai assodato, infatti, che gli eventi avversi in sanità sono spesso la punta di un iceberg e costituiscono l’effetto di criticità organizzative, piuttosto che di profili di colpa individuale.

Approfondiamo in questo articolo i riflessi che il mancato turnover di medici e dirigenti sanitari ha determinato e potrà determinare in futuro con riguardo alla carenza di personale sanitario e, conseguentemente, alla qualità dei servizi sanitari nel nostro Paese.

Ascolta l’intervista all’avv. Gabriele Chiarini, sul tema “Emergenza medici & malasanità” per la trasmissione radiofonica “Pomeriggio InBlu“.

§ 1. La crisi dell’organico nel SSN: un’emergenza sanitaria nazionale

Il Sistema Sanitario Nazionale italiano sta affrontando una vera e propria emergenza nella disponibilità di personale, con impatti diretti sulla sicurezza delle cure e sull’incidenza degli errori sanitari.

Analizzando i dati ufficiali, secondo le rilevazioni disponibili, il numero complessivo dei medici attivi in Italia (circa 12 per 100.000 abitanti) non è inferiore rispetto alla media degli altri Paesi O.C.S.E. Tuttavia, questo dato aggregato nasconde criticità allarmanti in specifici settori e aree geografiche.

La vera emergenza riguarda il personale infermieristico: in Italia contiamo appena 20 infermieri ogni 100.000 abitanti, meno della metà della media O.C.S.E. (di 48,8). Questo deficit è particolarmente preoccupante poiché gli infermieri rappresentano la spina dorsale dell’assistenza ospedaliera e la loro carenza impatta direttamente sulla qualità delle cure e sulla possibilità di errori.

Il confronto con altri paesi europei evidenzia la gravità della situazione:

  • Germania: 11,7 medici e 55,8 infermieri per 100.000 abitanti
  • Francia: 9,1 medici e 38,9 infermieri per 100.000 abitanti
  • Danimarca: 22,1 medici e 104,0 infermieri per 100.000 abitanti (più di 5 volte il nostro rapporto infermieri/popolazione)

Attualmente, l’emergenza ha raggiunto livelli critici con l’Associazione di Medici e Dirigenti del S.S.N. (Anaao-Assomed) che denuncia una insufficienza di organico pari a 8.000 medici, di cui 2.000 nei Pronto Soccorso (proprio nei reparti dove la tempestività e precisione delle cure può fare la differenza tra la vita e la morte). Questa situazione si aggrava ulteriormente nei periodi estivi, quando il personale va in ferie ma l’afflusso di pazienti non diminuisce.

La criticità della situazione è testimoniata dal fatto che il Ministro della Difesa ha persino valutato l’ipotesi di dislocare medici militari negli ospedali civili, una soluzione estrema che evidenzia quanto sia grave il problema.

§ 2. Le cause della carenza di personale sanitario

Le ragioni di questa emergenza nel personale sanitario sono complesse e radicate in precise scelte politiche ed economiche che, nel lungo periodo, hanno compromesso la capacità del sistema di garantire un’assistenza sicura ed efficiente.

Un Rapporto O.A.S.I. (Osservatorio sulle aziende e sul sistema sanitario italiano) elaborato dal C.E.R.G.A.S. dell’Università Bocconi di Milano ha evidenziato che il principale strumento utilizzato per contenere la spesa sanitaria negli ultimi anni è stato il blocco del turnover del personale sanitario, una scelta che ha prodotto risparmi immediati a fronte di costi nascosti enormi in termini di qualità delle cure e sicurezza dei pazienti.

La situazione attuale è caratterizzata da tre fattori critici che si combinano in una “tempesta perfetta”:

  1. Invecchiamento del personale: il 53% dei medici ha più di 55 anni, creando un imminente “cliff demografico” con pensionamenti di massa all’orizzonte;
  2. Accesso limitato alla formazione: l’accesso agli studi medici è fortemente contingentato dal “numero chiuso”, creando un primo collo di bottiglia;
  3. “Imbuto formativo” post-laurea: come evidenziato da Anaao-Assomed, il vero problema risiede nella drammatica sproporzione tra laureati in medicina (circa 16.000) e posti disponibili nelle scuole di specializzazione (meno di 7.000).

Questa combinazione di fattori genera un paradosso: da un lato ospedali in affanno per mancanza di personale, dall’altro migliaia di giovani medici bloccati in un “limbo professionale”, impossibilitati a completare il loro percorso formativo e a inserirsi nel sistema.

La conseguenza è la crescente “fuga di cervelli” verso l’estero: molti neolaureati, dopo ripetuti tentativi falliti di accedere alle specializzazioni, scelgono di emigrare, portando con sé il capitale umano e l’investimento che l’Italia ha fatto nella loro formazione (stimato in circa 200.000 euro per ogni medico).

L’emergenza è destinata ad aggravarsi ulteriormente con i pensionamenti accelerati dalla riforma “quota 100”, che permetterà l’uscita anticipata dal sistema di un gran numero di professionisti esperti, senza che vi sia un adeguato ricambio generazionale. Questa transizione brusca aumenta esponenzialmente il rischio di errori, poiché viene meno la trasmissione di esperienza e competenze tra generazioni di professionisti.

Guarda l’intervista di ItalPress, TG Salute, al nostro Avv. Gabriele Chiarini sul tema “Emergenza medici & eventi avversi in sanità”

§ 3. Come la carenza di personale aumenta il rischio di errori sanitari

La connessione tra insufficienza di personale ed errori sanitari è scientificamente dimostrata e rappresenta uno dei maggiori fattori di rischio per la sicurezza dei pazienti. Il legame causale è evidente e opera attraverso molteplici meccanismi.

§ 3.1 Meccanismi che collegano carenza di personale ed errori medici:

  1. Sovraccarico cognitivo e fatica decisionale: Quando medici e infermieri lavorano turni prolungati e gestiscono troppi pazienti contemporaneamente, aumenta significativamente il rischio di errori diagnostici e terapeutici. La stanchezza riduce la capacità di attenzione, la memoria a breve termine e la velocità di elaborazione delle informazioni, tutti elementi critici per il processo decisionale clinico.
  2. Interruzione della continuità assistenziale: La carenza di personale comporta frequenti cambi di turno e sostituzioni che aumentano il rischio di perdita di informazioni critiche sul paziente durante i passaggi di consegne.
  3. Compressione del tempo dedicato al paziente: Con meno personale disponibile, diminuisce il tempo dedicato a ogni paziente, riducendo la possibilità di raccogliere un’anamnesi completa, eseguire un esame obiettivo accurato e comunicare efficacemente con il paziente – tutti elementi essenziali per una diagnosi corretta.
  4. Perdita di trasferimento di competenze: Come evidenzia l’analisi degli eventi avversi in sanità, il processo di “svuotamento” del personale è così rapido da non consentire il trasferimento delle competenze dai medici più esperti ai giovani professionisti, creando pericolose lacune nell’esperienza clinica pratica.

La carenza di organico, particolarmente nei settori critici dell’assistenza sanitaria (Emergenza-Urgenza, Pediatria, Terapia Intensiva, Anestesia, Chirurgia), rappresenta quella che gli esperti in gestione del rischio clinico definiscono una delle principali “condizioni latenti” – fattori di rischio sistemici che predispongono all’errore e all’evento avverso.

Studi scientifici hanno dimostrato correlazioni dirette tra:

  • Numero di pazienti per infermiere e mortalità ospedaliera
  • Durata dei turni di lavoro e frequenza degli errori medici
  • Carico di lavoro e incidenza di infezioni ospedaliere

È ormai un dato acquisito nella letteratura scientifica che ciò che comunemente viene definito “malasanità” costituisce, nella maggioranza dei casi, l’effetto di criticità organizzative piuttosto che di negligenza individuale. Gli errori correlati a stress da iperlavoro, disattenzione e difetti di comunicazione sono conseguenze dirette e prevedibili della carenza di personale e del sovraccarico lavorativo che ne deriva.

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§ 4. Gli errori in sanità e la teoria del formaggio svizzero: perché la carenza di personale moltiplica i rischi

Per comprendere appieno come la carenza di personale moltiplichi il rischio di errori sanitari, è essenziale analizzare il fenomeno attraverso la prospettiva della moderna teoria dell’errore in medicina.

La teoria del “formaggio svizzero”, elaborata da James Reason a partire dalla fine del secolo scorso, offre un modello illuminante per comprendere come gli eventi avversi si verifichino in sistemi complessi come quello sanitario, e perché la carenza di personale rappresenti un fattore di rischio particolarmente insidioso.

In un sistema sanitario ben funzionante, esistono molteplici barriere protettive per prevenire errori e danni ai pazienti. Queste barriere includono:

  • Protocolli e procedure standardizzate
  • Sistemi di controllo incrociato
  • Tecnologie di supporto alle decisioni
  • Comunicazione strutturata tra professionisti
  • Supervisione e controllo di qualità

Per visualizzare queste difese, Reason propone la metafora delle “fette di formaggio svizzero”: ogni fetta rappresenta una barriera protettiva, ma ciascuna presenta inevitabilmente dei “buchi” (vulnerabilità). In condizioni normali, quando un errore attraversa il buco di una barriera, viene bloccato dalla barriera successiva, impedendo così che si trasformi in un evento avverso.

La teoria del formaggio svizzero per spiegare la genesi degli eventi avversi in sanità

La teoria del formaggio svizzero per spiegare la genesi degli eventi avversi in sanità

Tuttavia, la carenza di personale allarga drammaticamente i “buchi” nelle barriere protettive attraverso:

  • Riduzione del tempo disponibile per seguire correttamente i protocolli
  • Eliminazione dei controlli incrociati per mancanza di tempo o personale
  • Compromissione della comunicazione tra professionisti sovraccarichi
  • Impossibilità di supervisione adeguata

Quando la carenza di personale diventa sistemica, i “buchi” nelle diverse barriere tendono ad allinearsi, creando una traiettoria diretta che permette all’errore di attraversare tutte le difese e trasformarsi in un evento avverso.

Il modello di Reason evidenzia perché la semplice attribuzione di colpa al singolo professionista sia inefficace: gli errori sono quasi sempre il risultato di fallimenti sistemici, e la riduzione dell’organico rappresenta uno dei principali “buchi” che crea vulnerabilità nel sistema.

Questo modello teorico spiega perfettamente perché, nonostante l’introduzione del principio di “sicurezza delle cure” sancito dalla legge Gelli, continuiamo ad assistere a eventi avversi in sanità. Senza un organico adeguato, anche le migliori leggi e i protocolli più rigorosi non possono garantire la sicurezza dei pazienti.

Errare è umano, occultare gli errori è imperdonabile, non trarne insegnamento è inaccettabile.

Sir Liam Donaldson

§ 5. I falsi risparmi: il costo reale della carenza di personale

La carenza di personale nasce, naturalmente, da una esigenza di economia di spesa: si stima che il risparmio per le Aziende Sanitarie conseguente al mancato turnover di medici e dirigenti sanitari sia stato, per l’anno 2018, di circa 1 miliardo di euro. Quello per la mancata retribuzione degli straordinari, invece, è stimato in 500 milioni di euro.

È un risparmio solo apparente, però, perché dovrebbe essere misurato, nel medio-lungo periodo, con la diminuzione della qualità delle prestazioni sanitarie che ne deriva.

Infatti, servizi sanitari scadenti comportano ingenti sprechi di denaro: stiamo parlando non solo e tanto della compensazione economica che deve essere riconosciuta ai pazienti che siano rimasti vittima di un evento avverso (c.d. risarcimento danni da “malasanità”), ma anche e soprattutto dei costi aggiuntivi che il sistema è costretto a sopportare in termini di prolungamenti delle degenze e di trattamenti addizionali.

Ad esempio, un’infezione ospedaliera, evitabile almeno nel 50% dei casi, comporta il ricorso a costose terapie antibiotiche, oltre a un ricovero prolungato e alla possibile necessità di trasferimento in terapia intensiva, con conseguenti effetti a cascata (come l’allungamento delle liste di attesa e la caduta di performance del reparto), senza parlare della morbilità e del rischio di mortalità che ne consegue per il paziente.

In linea generale, un recente rapporto dell’O.M.S. ha messo in luce che il 15% della spesa sanitaria viene consumato per rimediare agli errori medici: si tratta di un importo che oscilla tra 20 e 25 miliardi di euro ogni anno, un costo che sicuramente non possiamo permetterci, specie alla luce della cronica scarsità delle risorse a disposizione del nostro sistema sanitario.

§ 6. Riflessioni conclusive sul rischio clinico

Come abbiamo sottolineato anche in altra sede (si v. l’approfondimento in tema di “difetto o carenza di organizzazione della struttura sanitaria“), da lungo tempo la giurisprudenza tende a riconoscere nel difetto di organizzazione della Struttura Sanitaria una autonoma fonte di responsabilità, che prescinde da quella del medico dipendente dall’ente.

È il caso, per l’appunto, della carenza di personale, che, lungi dal poter essere invocata come una sorta di attenuante, è essa stessa indice rivelatore di un assetto organizzativo inadeguato.

Sotto questo profilo, va debitamente precisato che l’idoneità dell’organizzazione di una Struttura Sanitaria deve essere parametrata al valore primario della salute del paziente, alla luce del quale debbono essere valutate le decisioni strategiche del S.S.N.

Del resto, è sì vero che le Strutture Ospedaliere devono tendere all’aziendalizzazione e all’efficienza tipica dei sistemi imprenditoriali, ma la loro attività non può essere ispirata soltanto a criteri di economicità e di risparmio, in contrasto con il diritto alla salute dei cittadini e degli utenti che si rivolgono al S.S.N.

I rischi di impresa e i disservizi che talvolta derivano dall’imprenditorialità non possono essere riversati sulle spalle degli utenti del S.S.N., il quale pertanto se ne deve fare intero carico, anche assumendo piena responsabilità per il risarcimento danni da “malasanità”.

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