Ultimo Aggiornamento 30 Gennaio 2026
La polmonite ab ingestis è una forma di polmonite causata dall’inalazione di contenuto gastrico o materiale alimentare nelle vie respiratorie. Quando insorge nel post-operatorio a causa di errori nella gestione del paziente, può configurare un caso di malasanità con diritto al risarcimento del danno.
Lo Studio Legale Chiarini ha ottenuto un risarcimento di oltre 300.000 euro per i familiari di un paziente deceduto per polmonite ab ingestis dopo un intervento di chirurgia addominale. La CTU medico-legale ha accertato che il decesso era riconducibile all’omessa sorveglianza post-operatoria e alla mancata gestione del sondino naso-gastrico, con conseguente inalazione massiva di materiale gastrico.
Il caso, giunto al secondo grado di giudizio con un ricorso per Cassazione ancora pendente, offre un riferimento utile per comprendere i profili di responsabilità della struttura sanitaria e i criteri di quantificazione del danno in queste fattispecie.
INDICE SOMMARIO
§ 1. Cos’è la polmonite ab ingestis
La polmonite ab ingestis, detta anche polmonite da aspirazione o polmonite aspirativa, è un’infezione polmonare che si sviluppa in seguito all’ingresso di materiale estraneo nelle vie aeree inferiori. Il termine deriva dal latino ab ingestis (“da cose ingerite”) e indica la natura del meccanismo patogenetico: l’inalazione di contenuto gastrico, secrezioni orofaringee o residui alimentari nei bronchi e negli alveoli polmonari.
Si tratta di una forma di polmonite che è più frequente nei reparti di chirurgia e terapia intensiva, con un’incidenza particolarmente elevata tra i pazienti anziani, quelli con patologie neurologiche e i soggetti sottoposti a interventi chirurgici addominali.
§ 1.1 Definizione clinica e meccanismo
Il meccanismo fisiopatologico della polmonite ab ingestis si articola in due componenti distinte che spesso coesistono.
- La polmonite chimica (o sindrome di Mendelson) si verifica quando il contenuto gastrico acido raggiunge il parenchima polmonare. L’acidità del succo gastrico, con pH inferiore a 2,5, provoca un danno diretto alla mucosa bronchiale e alveolare, scatenando una reazione infiammatoria acuta che può evolvere rapidamente verso l’insufficienza respiratoria.
- La polmonite batterica da aspirazione consegue invece alla colonizzazione del tessuto polmonare da parte dei microrganismi presenti nel materiale inalato. I patogeni più frequentemente coinvolti sono gli anaerobi del cavo orale e i batteri Gram-negativi della flora intestinale.
In alcuni casi, come quello oggetto del risarcimento ottenuto dallo Studio Chiarini, le due componenti si sovrappongono: l’aspirazione di abbondante materiale gastrico determina sia il danno chimico diretto sia l’infezione batterica secondaria.
§ 1.2 Cause e fattori di rischio
L’aspirazione di materiale nelle vie aeree si verifica quando i meccanismi di protezione fisiologici risultano compromessi. In condizioni normali, la chiusura dell’epiglottide durante la deglutizione, il riflesso della tosse e la clearance mucociliare impediscono l’ingresso di sostanze estranee nei polmoni.
I fattori di rischio per la polmonite ab ingestis comprendono:
- Alterazioni dello stato di coscienza: anestesia generale, sedazione farmacologica, coma, intossicazione
- Disturbi neurologici: ictus cerebrale, demenza, morbo di Parkinson, sclerosi multipla
- Disfagia: difficoltà di deglutizione da cause organiche o funzionali
- Reflusso gastroesofageo: risalita del contenuto gastrico nell’esofago e nella faringe
- Età avanzata: riduzione dei riflessi protettivi delle vie aeree
- Posizione supina prolungata: tipica dei pazienti allettati
Nel contesto post-operatorio, la polmonite ab ingestis trova condizioni particolarmente favorevoli. L’anestesia generale riduce i riflessi protettivi delle vie aeree per diverse ore dopo il risveglio. Inoltre, dopo un intervento di chirurgia addominale, l’intestino può bloccarsi temporaneamente (una condizione detta ileo paralitico), causando un accumulo di liquidi nello stomaco. Il sondino naso-gastrico (SNG), quando presente, serve proprio a drenare questi liquidi e a proteggere il paziente dal rischio di aspirazione: se viene rimosso accidentalmente o troppo presto, questa protezione viene meno.
§ 1.3 Sintomi e diagnosi
I sintomi della polmonite ab ingestis possono comparire in modo acuto, entro poche ore dall’evento aspirativo, oppure manifestarsi progressivamente nell’arco di 24-72 ore.
Il quadro clinico tipico include:
- Tosse, inizialmente secca poi produttiva
- Dispnea (difficoltà respiratoria) ingravescente
- Febbre elevata con brivido
- Tachicardia e tachipnea
- Espettorato purulento, talvolta maleodorante
- Cianosi nei casi più gravi
- Stato confusionale e alterazione della coscienza
La diagnosi si basa sull’integrazione di dati clinici e strumentali. La storia del paziente può rivelare un episodio sospetto: vomito, rigurgito, alimentazione in un paziente con difficoltà a deglutire, oppure la rimozione del sondino naso-gastrico. Alla visita, il medico può rilevare rumori anomali all’ascolto dei polmoni. Gli esami del sangue mostrano segni di infezione e infiammazione in corso. La radiografia del torace e, nei casi dubbi, la TAC evidenziano i tipici addensamenti polmonari, localizzati soprattutto nelle zone inferiori dei polmoni.
§ 1.4 Complicanze e mortalità
La polmonite ab ingestis è gravata da una prognosi severa, con tassi di mortalità che variano in funzione delle condizioni del paziente e della tempestività del trattamento.
Nei pazienti ospedalizzati, la mortalità oscilla tra il 20% e il 30%. Nei soggetti anziani con comorbidità, può superare il 50%. La prognosi peggiora ulteriormente in caso di aspirazione massiva di contenuto gastrico, ritardo diagnostico o inadeguata terapia antibiotica.
Le complicanze più frequenti comprendono:
- Insufficienza respiratoria acuta con necessità di ventilazione meccanica
- Sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS)
- Ascesso polmonare
- Empiema pleurico
- Sepsi e shock settico
- Insufficienza multiorgano
Nel caso seguito dallo Studio Chiarini, il paziente aspirò circa due litri di ristagno gastrico, sviluppando nel giro di poche ore un quadro di insufficienza respiratoria che, nonostante i tentativi terapeutici, condusse al decesso.
§ 2. Polmonite ab ingestis e responsabilità medica
La polmonite ab ingestis può rappresentare una complicanza prevedibile di un intervento chirurgico oppure la conseguenza di errori nella gestione del paziente. La distinzione tra questi due scenari è fondamentale per stabilire se sussista o meno una responsabilità della struttura sanitaria.
§ 2.1 Quando la polmonite ab ingestis configura malasanità
Non ogni polmonite ab ingestis insorta dopo un intervento chirurgico costituisce un caso di malasanità. Si tratta infatti di una complicanza nota, che può verificarsi anche quando l’assistenza è stata appropriata, specialmente in pazienti anziani o con patologie neurologiche preesistenti.
La responsabilità medica si configura quando l’aspirazione di materiale gastrico o alimentare deriva da condotte caratterizzate da negligenza, imprudenza o imperizia, oppure quando i sanitari non hanno adottato le misure preventive indicate dalle buone pratiche cliniche.
I profili di colpa più frequenti nei casi di polmonite ab ingestis post-operatoria comprendono:
- Omessa o inadeguata sorveglianza del paziente a rischio di aspirazione
- Mancato posizionamento o riposizionamento del sondino naso-gastrico dopo rimozione accidentale
- Ripresa dell’alimentazione per bocca in assenza delle condizioni di sicurezza
- Omessa applicazione di misure contenitive in pazienti confusi o agitati
- Ritardo nella diagnosi dei segni di aspirazione
- Ritardo nell’avvio della terapia antibiotica una volta insorta la polmonite
§ 2.2 Il ruolo del sondino naso-gastrico nel post-operatorio
Il sondino naso-gastrico (SNG) è un tubicino flessibile che, inserito attraverso il naso, raggiunge lo stomaco. Nel post-operatorio della chirurgia addominale svolge funzioni protettive importanti: drena i liquidi gastrici che si accumulano quando l’intestino è ancora fermo, riduce la pressione sulle suture interne e previene il rischio che il contenuto gastrico risalga e venga inalato nei polmoni.
Nei pazienti a rischio di aspirazione (anziani, soggetti con disturbi neurologici, pazienti sedati o confusi), il SNG rappresenta un presidio di sicurezza la cui corretta gestione è responsabilità dell’équipe sanitaria.
Gli obblighi del personale in relazione al SNG comprendono:
- Verificare periodicamente il corretto posizionamento del sondino
- Controllare la quantità e le caratteristiche del materiale drenato
- Riposizionare tempestivamente il sondino in caso di rimozione accidentale
- Non riprendere l’alimentazione per bocca finché il sondino è in sede e il transito intestinale non è ripreso
§ 2.3 Obblighi di sorveglianza e contenzione del paziente
I pazienti con disturbi cognitivi, demenza o stato confusionale post-operatorio richiedono una sorveglianza particolare. L’agitazione e il disorientamento possono spingerli a rimuoversi autonomamente i presidi medici (sondini, cateteri, accessi venosi), esponendoli a rischi gravi.
La contenzione fisica del paziente è una misura che limita la libertà di movimento e per questo è soggetta a regole precise. Può essere applicata solo quando strettamente necessaria, per il tempo minimo indispensabile e con il consenso dei familiari o del rappresentante legale. Tuttavia, quando sussistono le condizioni che la rendono necessaria, la sua omissione può configurare responsabilità della struttura sanitaria.
§ 3. Il caso: risarcimento di oltre 320.000 euro per morte da polmonite ab ingestis
Il caso che segue illustra come una serie di omissioni nella gestione post-operatoria possa trasformare un intervento chirurgico riuscito in una tragedia. I nomi e alcuni dettagli sono stati modificati per tutelare la privacy dei familiari.
§ 3.1 La vicenda clinica del sig. Alessandro (nome di fantasia)
Il signor Alessandro, 76 anni, fu ricoverato presso un ospedale del centro-Italia per essere sottoposto a un intervento di emicolectomia sinistra (asportazione di parte del colon) a causa di un adenocarcinoma. Il paziente presentava diverse patologie pregresse: un precedente ictus cerebrale, demenza senile con disturbi comportamentali, parkinsonismo e ipertensione.
L’intervento chirurgico, eseguito in laparoscopia, si concluse senza complicanze. Come da prassi, al paziente fu posizionato un sondino naso-gastrico per drenare le secrezioni gastriche in attesa della ripresa della funzionalità intestinale.
Nella notte successiva all’intervento, tuttavia, il paziente si rimosse autonomamente il sondino. Nonostante i familiari avessero espressamente autorizzato l’applicazione di misure di contenzione, consapevoli dei disturbi comportamentali del congiunto, il personale sanitario non adottò precauzioni adeguate per impedire che il paziente potesse strapparsi i presidi.
Il sondino naso-gastrico non fu riposizionato per i due giorni successivi. Nel frattempo, al paziente venne somministrata alimentazione per bocca (prima liquida, poi solida), nonostante l’intestino non avesse ancora ripreso a funzionare regolarmente.
Cinque giorni dopo l’intervento, il paziente manifestò ripetuti episodi di vomito. Solo a quel punto il sondino fu riposizionato e vennero aspirati circa due litri di ristagno gastrico di colore biliare. Parte di quel materiale, nelle ore precedenti, era stata inalata dal paziente.
Nelle ore successive il quadro clinico precipitò: comparsa di febbre elevata, difficoltà respiratoria, stato confusionale. La TAC del torace evidenziò un massivo impegno polmonare bilaterale compatibile con polmonite ab ingestis.
La terapia antibiotica fu avviata con ritardo. Otto giorni dopo l’intervento, il signor Alessandro è deceduto per insufficienza respiratoria.
§ 3.2 Gli errori dei sanitari accertati dalla CTU
La Consulenza Tecnica d’Ufficio (CTU), disposta dal Tribunale nell’ambito dell’Accertamento Tecnico Preventivo, ha individuato molteplici profili di responsabilità a carico della struttura sanitaria:
| Criticità accertata | Conseguenza |
|---|---|
| Mancata applicazione della contenzione nonostante l’autorizzazione dei familiari | Il paziente poté rimuoversi il sondino |
| Omesso riposizionamento del SNG per 5 giorni | Accumulo di materiale gastrico nello stomaco |
| Ripresa dell’alimentazione per bocca senza SNG in sede | Ulteriore aumento del ristagno gastrico |
| Mancato monitoraggio del ristagno gastrico | Sottovalutazione del rischio di aspirazione |
| Ritardo nell’avvio della terapia antibiotica | Evoluzione sfavorevole della polmonite |
I consulenti hanno concluso che, con ragionevole probabilità, una corretta gestione post-operatoria avrebbe evitato l’insorgenza della polmonite ab ingestis e quindi il decesso del paziente.
§ 3.3 L’iter giudiziario: dal Tribunale alla Corte d’Appello
I familiari del signor Alessandro (la moglie e i due figli) si sono rivolti allo Studio Legale Chiarini per ottenere il risarcimento dei danni subiti.
L’iter giudiziario si è articolato in diverse fasi:
- Mediazione (2019): il tentativo di conciliazione si è concluso con esito negativo, non avendo la struttura sanitaria formulato alcuna proposta risarcitoria.
- Accertamento Tecnico Preventivo (2020-2021): il Tribunale ha disposto una CTU medico-legale, che ha accertato la responsabilità della struttura e il nesso causale tra le omissioni e il decesso.
- Giudizio di primo grado (2022): il Tribunale ha riconosciuto la responsabilità della struttura sanitaria e ha liquidato un risarcimento di circa 112.000 euro complessivi. I familiari hanno ritenuto la liquidazione inadeguata e hanno proposto appello.
- Giudizio di secondo grado (2023): la Corte d’Appello ha accolto parzialmente il gravame, rideterminando il risarcimento in oltre 320.000 euro.
È attualmente pendente ricorso per Cassazione, avendo i familiari contestato ulteriormente alcuni criteri di quantificazione applicati dalla Corte d’Appello.
§ 3.4 Le voci di danno risarcite
Il risarcimento riconosciuto dalla Corte d’Appello si compone di diverse voci:
| Voce di danno | Importo |
|---|---|
| Danno biologico terminale (iure hereditatis) | € 34.906 |
| Danno da perdita del rapporto parentale – moglie | € 107.093 |
| Danno da perdita del rapporto parentale – figlio 1 | € 79.456 |
| Danno da perdita del rapporto parentale – figlio 2 | € 79.456 |
| Lucro cessante – moglie | € 13.899 |
| Spese funerarie | € 6.068 |
| TOTALE | oltre € 320.000 |
Vediamo nel dettaglio le principali voci che compongono il risarcimento:
- Il danno biologico terminale ristora le sofferenze patite dal paziente negli otto giorni intercorsi tra l’intervento e il decesso. Trattandosi di un diritto maturato in capo al defunto, si trasmette agli eredi.
- Il danno da perdita del rapporto parentale rappresenta la voce principale del risarcimento e ristora il pregiudizio subito dai familiari per la definitiva perdita del legame affettivo con il congiunto.
- Il lucro cessante, riconosciuto solo alla moglie convivente, compensa la perdita del contributo economico che il defunto avrebbe apportato al nucleo familiare nel periodo di vita residua.
§ 3.5 Le spese processuali
Il Tribunale di primo grado aveva condannato la ASL alla rifusione delle spese di lite e di quelle per la consulenza tecnica preventiva (ATP).
Sebbene l’Azienda abbia dichiarato in appello di aver già provveduto al pagamento di quanto stabilito in primo grado, la Corte d’Appello ha rideterminato in aumento tali importi, riconoscendo ai familiari anche i compensi per le fasi istruttoria e decisionale (erroneamente escluse dal primo giudice) e per la mediazione obbligatoria. Infine, la Corte ha condannato la struttura a pagare anche le spese del secondo grado di giudizio, mentre non ha riconosciuto il rimborso di alcune note spese dei consulenti di parte (CTP) in quanto non quietanzate.
§ 4. Aspettativa di vita e quantificazione del danno parentale
Uno degli aspetti più delicati del caso riguarda la quantificazione del danno da perdita del rapporto parentale quando il defunto aveva un’aspettativa di vita già ridotta a causa di patologie preesistenti. Si tratta di una questione giuridica rilevante, che ha determinato il passaggio dal primo al secondo grado di giudizio e che è tuttora oggetto del ricorso per Cassazione.
§ 4.1 Il problema: aspettativa statistica e aspettativa clinica
Il signor Alessandro, al momento del decesso, aveva 76 anni. Secondo le tavole statistiche ISTAT, un uomo di quell’età ha un’aspettativa di vita media di circa 11 anni.
Tuttavia, il paziente era affetto da diverse patologie: pregresso ictus cerebrale, demenza senile, parkinsonismo secondario e un adenocarcinoma del colon (il tumore per cui era stato operato). La CTU medico-legale ha stimato che, anche in assenza dell’errore medico, la sua aspettativa di vita residua fosse di circa 1-1,5 anni.
La differenza tra questi due valori (11 anni statistici contro 1,5 anni clinici) ha avuto un impatto diretto sulla quantificazione del risarcimento. La Corte d’Appello ha infatti ridotto l’importo del danno parentale in proporzione al minor tempo di vita che i familiari avrebbero comunque trascorso con il congiunto.
§ 4.2 Come i giudici hanno calcolato il danno
La Corte d’Appello ha adottato un metodo di calcolo misto, distinguendo due componenti del danno da perdita parentale:
- La sofferenza morale soggettiva (il dolore interiore per la perdita) è stata riconosciuta integralmente, senza riduzioni. I giudici hanno ritenuto che il dolore di perdere un genitore o un coniuge non diminuisca per il fatto che la persona aveva patologie preesistenti.
- La compromissione della vita di relazione (la perdita della quotidianità condivisa, delle occasioni di incontro, del supporto reciproco) è stata invece ridotta in proporzione al tempo di vita effettivamente perduto: 1,5 anni anziché 11.
Questo approccio ha portato a un risarcimento significativamente inferiore rispetto a quello che sarebbe stato liquidato per la morte di un settantaseienne in buona salute.
§ 4.3 Gli orientamenti della Cassazione
La giurisprudenza della Corte di Cassazione offre alcuni principi rilevanti per valutare la correttezza di questo tipo di decurtazioni.
La sentenza n. 26851/2023 ha affermato un principio importante: la morte di un ottantenne in buona salute con un’aspettativa di vita di cinque anni è ontologicamente equivalente a quella di un ventenne malato con la stessa aspettativa di vita residua. In altre parole, ciò che conta è il tempo di vita perduto, non l’età anagrafica o le condizioni di salute pregresse.
La sentenza n. 15991/2011 ha inoltre chiarito che, quando la condotta colpevole del sanitario concorre con un fattore naturale (come una malattia preesistente) nel determinare il danno, il responsabile deve risarcire l’intero danno se le patologie pregresse, da sole, non avrebbero causato la morte in quel momento. Nel caso del signor Alessandro, senza la polmonite ab ingestis, il paziente sarebbe sopravvissuto ancora per un periodo apprezzabile: la sua morte in quella data è quindi interamente riconducibile all’errore medico.
§ 4.4 Perché la decurtazione può risultare irragionevole
I familiari del signor Alessandro hanno contestato i criteri utilizzati dalla Corte d’Appello per la quantificazione del danno parentale, ritenendo che la riduzione operata sia eccessiva e non conforme ai principi sul risarcimento integrale del danno non patrimoniale.
Il ricorso per Cassazione solleva tre punti principali:
- Sull’applicazione delle Tabelle risarcitorie: la Corte d’Appello ha utilizzato le Tabelle di Roma del 2019, nonostante al momento della decisione fossero già disponibili versioni più aggiornate, con valori base più elevati. L’utilizzo di tabelle non attuali ha inciso al ribasso sulla liquidazione del danno.
- Sulla riduzione proporzionale applicata alla componente relazionale del danno: la Corte ha operato una decurtazione matematica (1,5 anni di sopravvivenza clinica / 11 anni di aspettativa statistica), riducendo in modo significativo il valore complessivo del risarcimento. Secondo gli appellanti, questo approccio rischia di svilire la reale portata dell’affetto familiare: un anno e mezzo di vita non è un periodo marginale, ma rappresenta centinaia di giorni ancora condivisibili con i propri cari.
- Sul principio di integralità del risarcimento: la giurisprudenza consolidata della Cassazione afferma che il danno non patrimoniale deve essere risarcito integralmente, evitando automatismi riduttivi. Decurtazioni eccessive basate esclusivamente sulla sopravvivenza clinica rischiano di trasformarsi in una valutazione discriminatoria, quasi a implicare che la vita di un soggetto fragile valga meno di quella di una persona sana.
L’esito del ricorso per Cassazione offrirà indicazioni importanti sulla corretta applicazione dei criteri liquidatori nei casi di morte anticipata di un familiare.
§ 5. Come ottenere il risarcimento per polmonite ab ingestis
Chi ha perso un familiare per polmonite ab ingestis insorta dopo un intervento chirurgico può avere diritto a un risarcimento se il decesso è riconducibile a errori nell’assistenza. Il percorso per ottenerlo prevede alcuni passaggi fondamentali.
§ 5.1 Documentazione e valutazione del caso
Il primo passo è richiedere la cartella clinica completa alla struttura sanitaria, che è obbligata a rilasciarla entro 7 giorni (con possibilità di fornire eventuali integrazioni entro 30 giorni). La documentazione va poi sottoposta a un medico legale e, opportunamente, a uno specialista (chirurgo o pneumologo), per valutare se vi siano stati errori e se sussista il nesso causale con il decesso.
§ 5.2 L’iter legale
La Legge Gelli-Bianco impone un tentativo di conciliazione prima di avviare la causa. Le opzioni sono due: la mediazione (più rapida e informale) oppure l’ATP (Accertamento Tecnico Preventivo), che prevede la nomina di un collegio di consulenti tecnici da parte del giudice.
Hai bisogno di assistenza per un caso di polmonite ab ingestis?
La polmonite ab ingestis post-operatoria, quando riconducibile a errori nella gestione del paziente, può dare diritto a un risarcimento per i familiari della vittima. Come dimostra il caso esposto in questo articolo, un’assistenza legale specializzata può fare la differenza sia nell’accertamento delle responsabilità sia nella quantificazione del danno.
Lo Studio Legale Chiarini assiste i familiari di pazienti deceduti per complicanze post-operatorie in tutta Italia, avvalendosi di un network di consulenti medico-legali esperti in responsabilità sanitaria.

