Il tumore da parto, noto in ambito medico come caput succedaneum, è un gonfiore del cuoio capelluto del neonato che si presenta alla nascita o nelle ore immediatamente successive. Nonostante il nome possa allarmare, non ha alcuna relazione con le patologie oncologiche: il termine “tumore” indica semplicemente una tumefazione, cioè un rigonfiamento dei tessuti.
Nella grande maggioranza dei casi, è una condizione benigna che si risolve spontaneamente entro pochi giorni, senza necessità di trattamento. Secondo la Cleveland Clinic, interessa dal 2% al 33% dei neonati e rappresenta uno dei traumi da parto più comuni.
Tuttavia, può essere la spia di un travaglio difficoltoso o di errori nella gestione del parto operativo. In questi casi, soprattutto se associato a lesioni permanenti, può configurarsi un’ipotesi di malasanità con diritto al risarcimento.
§ 1. Cos’è il tumore da parto
Il tumore da parto, o caput succedaneum, è un edema del cuoio capelluto che si forma a seguito della pressione esercitata sulla testa del feto durante il passaggio nel canale del parto. Dal punto di vista anatomico, si tratta di un accumulo di liquido siero-ematico che si localizza al di sopra del periostio, la membrana che riveste le ossa del cranio.
Una caratteristica distintiva del caput succedaneum è la capacità di attraversare le linee di sutura craniche e la linea mediana della testa. Secondo il National Center for Biotechnology Information (NCBI), questa peculiarità dipende dalla posizione della raccolta liquida, che si trova in uno strato superficiale rispetto alle suture ossee e non è quindi limitata dai confini delle singole ossa craniche.
§ 1.1 Come si presenta il tumore da parto
Il gonfiore si presenta tipicamente nella zona della testa che per prima ha attraversato il canale del parto. I segni caratteristici del caput succedaneum includono:
- Gonfiore localizzato sul cuoio capelluto: la tumefazione si presenta nella zona della testa che ha attraversato per prima il canale del parto, più frequentemente nella regione parietale od occipitale;
- Consistenza morbida e pastosa: alla palpazione, il gonfiore risulta cedevole e può lasciare una lieve impronta alla pressione (edema improntabile);
- Margini sfumati: a differenza del cefaloematoma, il tumore da parto non ha confini netti e può estendersi su un’area ampia del cuoio capelluto;
- Ecchimosi e petecchie: nella zona del gonfiore possono essere presenti lividi o piccole emorragie puntiformi, conseguenza della pressione subita dai tessuti;
- Deformazione temporanea del cranio: la testa del neonato può apparire allungata o “a cono” per effetto combinato del gonfiore e del modellamento delle ossa craniche durante il parto.
§ 1.2 Tumore da parto vs cefaloematoma vs emorragia sottogaleale
È fondamentale distinguere il tumore da parto da altre lesioni più profonde che richiedono monitoraggi differenti:
| Caratteristica | Tumore da parto (Caput) | Cefaloematoma | Emorragia sottogaleale |
|---|---|---|---|
| Sede | Sopra il periostio | Sotto il periostio | Sotto l’aponeurosi (galea) |
| Suture | Attraversa le suture | Non attraversa le suture | Attraversa le suture |
| Insorgenza | Immediata alla nascita | 24-48 ore dopo il parto | Progressiva post-parto |
| Rischio | Benigno (risoluzione rapida) | Rischio ittero, anemia | Emergenza vitale (shock) |
Il cefaloematoma non attraversa le suture perché il sangue è confinato tra l’osso e il periostio. L’emorragia sottogaleale, invece, è una complicanza temibile spesso associata all’uso scorretto della ventosa, dove il sangue può diffondersi massivamente in tutto lo scalpo portando a shock ipovolemico.
§ 2. Cause del tumore da parto
Il meccanismo alla base del tumore da parto è la compressione prolungata dei tessuti molli del cranio fetale, che provoca un’ostruzione del ritorno venoso e il conseguente accumulo di liquido negli strati superficiali del cuoio capelluto.
I fattori di rischio principali includono:
- Travaglio prolungato: una fase attiva del travaglio che si protrae oltre i tempi fisiologici espone la testa del neonato a una pressione continuativa contro la cervice uterina e le pareti del canale del parto.
- Parto operativo vaginale: l’utilizzo della ventosa ostetrica rappresenta, secondo l’NCBI (National Center for Biotechnology Information), il fattore di rischio più rilevante per lo sviluppo del caput succedaneum. Anche il forcipe può contribuire alla formazione del gonfiore.
- Rottura prematura delle membrane (PROM) e oligoidramnios: la carenza di liquido amniotico elimina l’effetto ammortizzante che protegge il cranio fetale dalle pareti pelviche.
- Macrosomia fetale: un peso elevato aumenta il rischio di sproporzione cefalo-pelvica. In tali casi, l’omessa valutazione ecografica del peso fetale o il mancato ricorso al taglio cesareo programmato possono configurare profili di colpa medica.
- Primiparità: nelle donne al primo parto, i tessuti del canale del parto sono meno elastici e oppongono maggiore resistenza alla progressione della testa fetale.
§ 2.1 Il ruolo della ventosa ostetrica
L’utilizzo della ventosa ostetrica merita un approfondimento specifico perché rappresenta, secondo l’NCBI, il principale fattore di rischio per lo sviluppo del tumore da parto e di lesioni craniche più gravi.
La ventosa è uno strumento utile e talvolta necessario per assistere la fase espulsiva del parto quando questa si prolunga oltre i tempi fisiologici o quando emergono segni di sofferenza fetale. L’uso deve seguire le linee guida SIGO 2021 per essere considerato diligente. La violazione di questi parametri tecnici è spesso la prova decisiva nei casi di risarcimento:
- Regola dei distacchi: la procedura deve essere interrotta dopo 2 distacchi della coppetta.
- Limite delle trazioni: non si devono superare le 6 trazioni totali (3 per far raggiungere alla testa fetale il perineo, 3 per l’espulsione).
- Tempi massimi: l’applicazione non deve superare i 15-20 minuti complessivi.
- Posizionamento: la coppetta deve essere centrata sul “punto di flessione”, a 3 cm dalla piccola fontanella.
Se questi limiti vengono superati e il neonato riporta lesioni, la struttura sanitaria può essere chiamata a risponderne per imperizia o negligenza.
§ 3. Quando preoccuparsi: i segnali di allarme
Sebbene benigno, il tumore da parto richiede vigilanza. Occorre richiedere accertamenti urgenti (ecografia o RM) in questi casi:
- Aumento del gonfiore dopo le prime 24 ore: un gonfiore che cresce invece di diminuire può indicare un sanguinamento attivo in strati più profondi, come nel caso dell’emorragia subgaleale.
- Segni neurologici: letargia, irritabilità estrema, ipotonia o convulsioni.
- Instabilità emodinamica: pallore o tachicardia (segnali di emorragia sottogaleale).
- Alopecia localizzata: la pressione può causare l’anello di alopecia (halo scalp ring), talvolta permanente se vi è necrosi cicatriziale.
È responsabilità del personale sanitario monitorare l’evoluzione del tumore da parto nelle ore e nei giorni successivi al parto, informando i genitori sui segni da osservare dopo la dimissione e programmando controlli adeguati in caso di parto distocico o di utilizzo di strumenti operativi.
§ 4. Complicanze del tumore da parto
Nella grande maggioranza dei casi, il tumore da parto si risolve senza lasciare alcuna conseguenza. Tuttavia, alcune complicanze possono verificarsi, soprattutto quando il gonfiore è particolarmente esteso o quando la gestione post-natale non è adeguata.
- Ittero neonatale: è la complicanza più frequente. Quando il gonfiore contiene una componente ematica, il riassorbimento del sangue determina un aumento della bilirubina nel circolo sanguigno, conferendo alla pelle e alle sclere oculari il caratteristico colorito giallastro. L’ittero associato al caput succedaneum è generalmente lieve e si risolve spontaneamente entro due-tre settimane; in alcuni casi può essere necessaria la fototerapia.
- Alopecia: in rari casi, la pressione prolungata sui tessuti può danneggiare i follicoli piliferi, causando una perdita di capelli localizzata, detta anche “halo scalp ring”. La perdita è quasi sempre temporanea; solo in circostanze eccezionali, quando la pressione ha causato necrosi tissutale, può diventare permanente.
- Infezione: non è una conseguenza naturale del tumore da parto, ma può verificarsi quando il personale sanitario tenta di drenare il liquido accumulato. Questa manovra, controindicata dalla letteratura medica, introduce un rischio di contaminazione batterica in una zona che altrimenti guarirebbe spontaneamente.
- Lesioni associate più gravi: il tumore da parto di per sé non causa danni cerebrali. Tuttavia, le stesse condizioni che ne determinano la formazione (travaglio prolungato, parto operativo, compressione della testa fetale) possono essere associate a lesioni più profonde, come l’emorragia subgaleale o intracranica. Un neonato con caput succedaneum che presenta segni neurologici anomali (irritabilità, convulsioni, alterazioni del tono muscolare) richiede accertamenti immediati per escludere danni conseguenti a sofferenza fetale.
§ 5. Risarcimento per tumore da parto per malasanità
La gestione legale del danno da parto è stata notevolmente aggiornata nell’ultimo periodo.
§ 5.1 Responsabilità e onere della prova
La Legge n. 24/2017 (Legge Gelli-Bianco) ha ridefinito il sistema della responsabilità medica in Italia, introducendo un doppio regime di responsabilità:
- La struttura sanitaria risponde a titolo di responsabilità contrattuale. L’azione si prescrive in 10 anni.
- Il singolo professionista risponde a titolo di responsabilità extracontrattuale (art. 2043 c.c.). L’azione si prescrive in 5 anni.
Ai genitori spetta provare il nesso causale tra condotta e danno, mentre la struttura deve provare l’esatto adempimento o la causa non imputabile.
§ 5.2 Prescrizione e titolo dell’azione dei genitori
La più recente giurisprudenza di legittimità ha precisato l’inquadramento della posizione dei genitori nei casi di responsabilità sanitaria per danni subiti dal figlio minore. La Cassazione ha chiarito che, quando siano i genitori a stipulare il contratto con la struttura sanitaria per le cure del minore, essi ne sono parti a tutti gli effetti e possono far valere l’inadempimento contrattuale anche per il danno subito iure proprio, senza necessità di ricorrere alla categoria del contratto con “effetti protettivi verso terzi” (Cass. 25404/2025).
Ne consegue che la domanda risarcitoria dei genitori va qualificata in termini di responsabilità contrattuale, con applicazione del relativo regime prescrizionale (decennale) e della distribuzione dell’onere probatorio propria dell’azione ex art. 1218 c.c., non potendo essere relegata al solo ambito extracontrattuale per il fatto che la prestazione sanitaria sia destinata al minore.
§ 5.3 Azione diretta contro l’assicurazione
In attuazione dell’art. 12 della Legge n. 24/2017, l’entrata in vigore del D.M. 232/2023 ha reso operativa la possibilità per il danneggiato di agire direttamente nei confronti dell’impresa assicuratrice della struttura sanitaria o dell’esercente la professione sanitaria, entro i limiti del massimale di polizza.
L’assicuratore può opporre solo le eccezioni di copertura specificamente previste dal decreto (tra cui limiti temporali, attività non garantite, franchigie o mancato pagamento del premio), restando salva l’eventuale rivalsa verso l’assicurato.
§ 5.4 Quantificazione del danno
La liquidazione del danno non patrimoniale continua a fare riferimento, nella prassi giudiziaria, alle Tabelle del Tribunale di Milano, aggiornate nel 2024 mediante rivalutazione monetaria secondo gli indici ISTAT (incremento di circa il 16,22% rispetto all’edizione 2021), senza modifiche ai criteri liquidatori.
Dal marzo 2025, per le macrolesioni (10–100% di invalidità permanente) trova applicazione la Tabella Unica Nazionale introdotta dal D.P.R. n. 12/2025, che uniforma i parametri economici del punto di invalidità anche in ambito di responsabilità sanitaria.
Nelle ipotesi di gravissime lesioni neonatali, la liquidazione include la componente morale e la personalizzazione del danno secondo i criteri tabellari, con importi complessivi che, nei casi più severi, possono raggiungere anche valori multimilionari.
§ 5.5 Percorso per chiedere accertamento della responsabilità medica
La Legge Gelli-Bianco prevede che, prima di avviare una causa per responsabilità medica, sia necessario esperire un tentativo di conciliazione. Le opzioni disponibili sono:
- Accertamento Tecnico Preventivo (ATP) con finalità conciliative: è un procedimento che si svolge davanti al Tribunale e prevede la nomina di un consulente tecnico d’ufficio (CTU) incaricato di valutare la sussistenza della responsabilità medica. Il parere del CTU costituisce spesso la base per una transazione tra le parti.
- Mediazione: è un procedimento più snello che si svolge davanti a un organismo di mediazione. Non prevede una perizia tecnica ufficiale, ma può essere efficace quando la responsabilità è evidente e la controparte è disponibile a trattare.
La scelta tra ATP e mediazione dipende dalle caratteristiche del caso specifico e dalla strategia ritenuta più efficace. In entrambi i casi, è fondamentale il supporto di consulenti medico-legali specializzati in ostetricia, ginecologia e neonatologia, in grado di analizzare la documentazione clinica e individuare gli eventuali profili di responsabilità.
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Non tutti i tumori da parto derivano da condotte negligenti, e non tutte le conseguenze negative sono riconducibili a responsabilità medica. Tuttavia, quando un bambino riporta danni permanenti dopo un parto difficoltoso, è legittimo chiedersi se quei danni fossero evitabili.
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