Il risarcimento del danno in caso di Infezione Ospedaliera

Infezione Ospedaliera, Malasanità e Risarcimento

Il fenomeno che va sotto il nome di “Infezione Ospedaliera” (rectius: “Infezione Correlata all’Assistenza” – I.C.A.) costituisce una sfida significativa per la comunità scientifica e rappresenta, in ogni realtà sanitaria, un evento avverso con morbilità, mortalità e costi aggiuntivi rilevanti.

L’infezione ospedaliera è, per definizione, una infezione che non era presente all’ingresso del paziente in Ospedale, ed i cui sintomi e segni insorgano nel corso del ricovero (a partire dal terzo giorno in poi). L’infezione trae spesso origine dalla presenza di microrganismi patogeni opportunisti in ambiente nosocomiale e può dare diritto – in alcuni casi e purché ricorrano determinate condizioni – ad un risarcimento danni in favore del paziente che l’ha contratta o, in caso di decesso, ai suoi congiunti.

Approfondiamo in questo articolo quali sono le principali caratteristiche dell’infezione ospedaliera e quali sono gli aspetti da tenere presenti per comprendere se si può reclamare il risarcimento dei danni che ne sono derivati.

 

INDICE SOMMARIO

 

§ 1. Infezione Ospedaliera, Infezione Correlata all’Assistenza sanitaria e quadro normativo vigente

Parlando di infezione ospedaliera e di risarcimento dei danni derivanti da “malasanità”, dobbiamo subito premettere che il sintagma “infezione ospedaliera” è privo di scientificità: rispetto ad esso, è più corretto riferirsi al concetto di “infezione correlata all’assistenza” sanitaria (I.C.A.), dal momento peraltro che il contagio può avvenire anche in ambiente non strettamente ospedaliero.

Si tratta, ad ogni modo, di un evento dotato di grande diffusione nell’esperienza nazionale, con costi elevatissimi a carico del sistema sanitario. Già molti anni fa sono stati emanati importanti provvedimenti per tentare di prevenire o arginare l’incidenza .

Tra questi, dobbiamo senz’altro ricordare:

  • la Circolare Ministeriale n. 52 del 1985, che definì le strategie di contrasto alle infezioni nosocomiali, dando i natali ai Comitati Infezioni Ospedaliere (C.I.O.) e definendone i compiti e le funzioni quali organismi multidisciplinari responsabili dei programmi e delle strategie di lotta e di contrasto contro le infezioni ospedaliere;
  • la Circolare Ministeriale n. 8 del 1988, che suggerì i criteri standardizzati da utilizzare per la definizione e la diagnosi delle infezioni ospedaliere, proponendo altresì la realizzazione di sistemi di sorveglianza attiva;
  • il D.M. 13/09/1998, che – nell’àmbito della riorganizzazione dei presidi ospedalieri – istituì i Comitati Ospedalieri per le Infezioni Nosocomiali;
  • il D.lg. 30/12/1992, n. 502 (Riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell’articolo 1 della legge 23 ottobre 1992, n. 421), come modificato dal D.lg. 7 dicembre 1993, n. 517;
  • il D.P.R. 14/01/1997 (Approvazione dell’atto di indirizzo e coordinamento alle regioni e alle province autonome di Trento e di Bolzano, in materia di requisiti strutturali, tecnologici ed organizzativi minimi per l’esercizio delle attività sanitarie da parte delle strutture pubbliche e private);
  • il D.lg. 24 febbraio 1997, n. 46 (Attuazione della direttiva 93/42/CEE concernente i dispositivi medici).

 

§ 2. I dati sul rischio clinico da Infezione Ospedaliera

Le infezioni nosocomiali rappresentano, in ogni realtà sanitaria, un evento con morbilità, mortalità e costi aggiuntivi rilevanti. Esse costituiscono, pertanto, una sfida significativa per la comunità scientifica.
L’ambiente di ricovero ospedaliero e delle comunità assistenziali è di per sé fattore di rischio, a causa della circolazione e presenza di germi patogeni ambientali. Essi sono – ormai di regola – resistenti agli antibiotici più comunemente utilizzati.

Tale multiresistenza si è sviluppata e selezionata a causa della pressione biologica generata dall’esteso uso di antibiotici, spesso in modo eccessivo e/o inappropriato. La circolazione di germi antibiotico-resistenti in ambito nosocomiale determina il loro ruolo eziologico nelle infezioni correlate all’assistenza, amplificando la complessità e i costi terapeutici, nonché peggiorando notevolmente la prognosi.

L’insorgenza di una infezione ospedaliera è associata a pratiche sanitarie scorrette sotto il profilo della prevenzione di base e delle procedure ad alto profilo di isolamento in caso di germi ad elevata trasmissibilità e alta collettività.

Si calcola che, ogni anno, nell’Unione Europea circa 4,1 milioni di pazienti restano vittima di una infezione ospedaliera e almeno 37.000 pazienti muoiono per le relative conseguenze.

Una percentuale compresa tra l’8% e il 12% dei pazienti ricoverati in nosocomio subisce un evento avverso.
Tra questi, le infezioni associate all’assistenza sanitaria hanno un ruolo significativo, rappresentando approssimativamente il 25% di tutti gli eventi avversi.
Ogni giorno, almeno 1 paziente su 18 ricoverati in ospedali europei contrae una infezione nosocomiale.

Con specifico riferimento alle infezioni del sito chirurgico (che – ricordiamo – rappresentano la seconda infezione ospedaliera per frequenza in Europa e sono spesso complicanza infettiva più insidiosa e dispendiosa), si stima che:

  • almeno il 60% dei casi potrebbe essere prevenuto con una stretta adesione alle indicazioni delle linee guida di prevenzione;
  • il paziente che ne risulta colpito ha un rischio maggiore di morte da 2 a 11 volte;
  • oltre il 70% di questi decessi sono direttamente attribuibili alla S.S.I. (Surgical Site Infection).

 

§ 3. Cosa è una Infezione Ospedaliera?

Per definizione, l’infezione ospedaliera è una infezione che non è presente all’ingresso del paziente nell’ambiente di ricovero o di assistenza, ed i cui sintomi e segni insorgano nel corso del ricovero, a partire dal terzo giorno in poi (le infezioni vengono infatti considerate preesistenti se presenti fin dall’ingresso in ospedale o insorte fino ai primi due giorni di ricovero).

Le infezioni ospedaliere sono causate dalla presenza di microrganismi patogeni opportunisti in ambiente nosocomiale e costituiscono una delle problematiche più significative del nostro sistema sanitario. Esse si verificano di solito durante il ricovero e la degenza. Più raramente, insorgono dopo le dimissioni del paziente.

Si parla di:

  • contaminazione endogena, se i microrganismi responsabili sono i saprofiti presenti sulla cute e/o sulle mucose dell’intervento;
  • contaminazione esogena, quando è provocata da microrganismi ambientali o comunque non provenienti dalla flora batterica del paziente.

 

Il rischio di contrarre una infezione ospedaliera riguarda prevalentemente i pazienti, ma anche – pur con minore frequenza – il personale sanitario, gli assistenti volontari, nonché studenti e tirocinanti.

I principali fattori di rischio sono caratterizzati da:

  • età (neonati, anziani);
  • concomitanza di altre infezioni o gravi patologie (tumori, immunodeficienza, diabete, anemia, cardiopatie, insufficienza renale);
  • malnutrizione;
  • traumi o ustioni;
  • alterazioni dello stato di coscienza;
  • trapianti d’organo.

 

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§ 4. Le possibili fonti di una Infezione Ospedaliere

Le fonti che possono dar luogo ad una infezione ospedaliera sono molteplici:

  • le strutture sanitarie;
  • i sistemi di ventilazione od aerazione;
  • i flussi d’acqua;
  • il contatto con animali;
  • il trattamento di tessuti e campioni di laboratorio;
  • l’igiene del personale e dell’ambiente;
  • le pratiche chirurgiche e gli ausili invasivi;
  • l’uso errato di antibiotici (che può determinare l’insorgere di resistenze).

 

§ 5. I Meccanismi di trasmissione dell’Infezione

I principali meccanismi di trasmissione di una Infezione Ospedaliera sono i seguenti:

  • contatto diretto tra una persona sana e una infetta, soprattutto tramite le mani;
  • contatto tramite le goccioline emesse nell’atto del tossire o starnutire da una persona infetta a una suscettibile che si trovi a meno di 50 cm di distanza;
  • contatto indiretto attraverso un veicolo contaminato (per esempio endoscopi o strumenti chirurgici);
  • trasmissione dell’infezione a più persone contemporaneamente, attraverso un veicolo comune contaminato (cibo, sangue, liquidi di infusione, disinfettanti, ecc.);
  • via aerea, attraverso microrganismi che sopravvivono nell’aria e vengono trasmessi a distanza.

I luoghi di sviluppo più frequenti dell’Infezione Ospedaliera sono i polmoni, i siti di inserzione di cateteri o valvole protesiche, il tratto urinario, le ferite (incluse quelle chirurgiche e da decubito). Circa l’80% di tutte le infezioni ospedaliere riguarda quattro sedi principali:

  • il tratto urinario;
  • le ferite chirurgiche;
  • l’apparato respiratorio;
  • le infezioni sistemiche (sepsi, batteriemie).

Le più frequenti sono le infezioni urinarie, che da sole rappresentano il 35-40% di tutte le infezioni nosocomiali. Negli ultimi anni si sta nondimeno assistendo ad un calo di questa tipologia di infezioni (insieme a quelle della ferita chirurgica) e ad un aumento delle batteriemie e delle polmoniti.

L’aumento delle infezioni sistemiche è la conseguenza di un graduale aumento dei fattori di rischio specifici, in particolare l’uso abbondante di antibiotici e di cateterismi vascolari. Nonostante le misure di prevenzione e sorveglianza poste in essere, le infezioni ospedaliere continuano ad essere causa di rilevanti patologie, spesso gravi e talvolta anche letali.

 

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§ 6. Il risarcimento del danno da Infezione Ospedaliera

Le procedure risarcitorie dei danni derivanti da Infezione Nosocomiale sono assai complesse ed articolate, pertanto necessitano di Avvocati e Professionisti altamente competenti e specializzati. In linea di principio, deve ritenersi che le infezioni siano prevedibili ed evitabili, perciò il criterio guida interpretativo deve essere rappresentato dalle regole giuridiche vigenti in materia di responsabilità medico-sanitaria, che – come noto e come ribadito anche dalla recente “legge Gelli-Bianco“- ha natura contrattuale.

Dunque, ai fini del riparto dell’onere probatorio, l’attore, paziente danneggiato, deve limitarsi a provare l’esistenza del contratto (o del contatto sociale) e l’insorgenza o l’aggravamento della patologia ed allegare l’inadempimento del debitore, astrattamente idoneo a provocare il danno lamentato, rimanendo a carico del debitore dimostrare o che tale inadempimento non vi è stato ovvero che, pur esistendo, esso non è stato eziologicamente rilevante.

In sostanza, deve reputarsi sussistente la responsabilità della struttura sanitaria nella genesi di una Infezione ospedaliera, eventualmente spettando alla stessa Struttura l’onere di dimostrare di aver agito nel pieno rispetto delle regole di diligenza e prudenza qualificata e proporzionata alla natura della prestazione.
Nell’adempimento di siffatta probatio diabolica, la Struttura avrebbe dunque l’onere di documentare di aver posto in essere e rispettato le più idonee ed efficaci misure, attinenti specificamente (a titolo meramente esemplificativo e non esaustivo):

  • all’attuazione (e non alla mera adozione) di protocolli relativi a disinfezione, disinfestazione, sterilizzazione di ambienti e materiali;
  • alle modalità di lavaggio delle mani da parte del personale;
  • all’uso dei dispositivi di protezione individuale;
  • alle modalità di raccolta, lavaggio e disinfezione della biancheria;
  • al sistema di smaltimento dei rifiuti solidi;
  • alla qualità dell’aria e degli impianti di condizionamento;
  • alla modalità di preparazione, conservazione ed uso dei disinfettanti;
  • all’organizzazione del servizio mensa e degli strumenti di distribuzione di cibi e bevande;
  • allo smaltimento dei liquami e alla pulizia di padelle e simili;
  • all’istituzione di un sistema di sorveglianza e notifica;
  • all’istituzione del Comitato Infezioni Ospedaliere ed alla relativa attività;
  • ai criteri costruttivi strutturali atti a evitare le infezioni;
  • al controllo e alla limitazione dell’accesso dei visitatori;
  • al controllo dello stato di salute dei dipendenti e degli operatori (basti pensare che costituisce fattore favorente le infezioni anche il fatto che infermieri e medici possano operare in precarie condizioni di salute, eventualmente al fine di evitare decurtazioni stipendiali);
  • all’adeguatezza del rapporto tra degenti e personale sanitario;
  • alla pianificazione ed attuazione di continui controlli sulle attività di cui sopra.

 

In realtà, se tali misure venissero correttamente adottate (e pedissequamente rispettate), il fenomeno delle infezioni correlate all’assistenza subirebbe un drastico ridimensionamento.
Oltre al risarcimento del danno, alle persone che siano state danneggiate irreversibilmente a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni di sangue o somministrazioni di emoderivati è stata riconosciuta – dalla legge 210/1992 e s.m.i. – la possibilità di ottenere un indennizzo da parte dello Stato. Si tratta di un beneficio economico concesso per motivi di solidarietà sociale e non di un vero e proprio risarcimento del danno. L’indennizzo è rappresentato da un assegno bimestrale vitalizio, dall’importo variabile a secondo della gravità delle conseguenze derivate dall’infezione.

 

§ 7. Responsabilità sanitaria da Infezione Ospedaliera e risarcimento del danno: cosa fare?

Non sempre una Infezione Ospedaliera è fonte di responsabilità sanitaria, con conseguente nascita del diritto al risarcimento del danno, perciò diventa indispensabile affidarsi ad esperti del settore.

Il nostro Studio Legale è composto da Avvocati e Professionisti esperti in responsabilità medico-sanitaria e risarcimento del danno da Infezione Ospedaliera.

Ci occupiamo valutare i casi di presunta “malasanità” per infezioni e, se ne ricorrono i presupposti, di far conseguire un congruo risarcimento di tutti i danni patrimoniali e non patrimoniali subiti dalla vittima e/o dai congiunti, quantificati in conformità ai più aggiornati ed equi criteri di liquidazione in uso nella prassi assicurativa e giudiziale.

Qui di seguito troverai una selezione di alcuni dei nostri ultimi casi di Infezione Ospedaliera risolti con successo: