Ricerca dei beni da pignorare: il nuovo strumento offerto dall’art. 492 bis c.p.c.

Pignoramento & Ricerca dei Beni

Quando vantiamo un diritto di credito nei confronti di un soggetto, per poterlo materialmente recuperare è necessario procedere con l’esecuzione (mobiliare, immobiliare o presso terzi) sui suoi beni.
Ma come possiamo scoprire di quali beni o diritti il nostro debitore è proprietario?
Ci sono diverse modalità per fare queste verifiche, ma la principale, introdotta da ultimo nel nostro ordinamento giuridico, è la ricerca dei beni da pignorare con modalità telematiche, prevista dall’art. 492 bis c.p.c.

Approfondiamo in questo articolo le potenzialità e le caratteristiche di questo nuovo strumento, con cui il legislatore ha introdotto la possibilità per il creditore (che voglia procedere al recupero del credito) di accedere alle banche dati delle pubbliche amministrazioni e degli enti previdenziali, al fine di ricercare beni utilmente pignorabili appartenenti al debitore.

 

INDICE SOMMARIO

 

§ 1. Recupero crediti: le valutazioni da compiere sui beni pignorabili del debitore prima di procedere ad esecuzione

Quando vantiamo un diritto di credito nei confronti di un soggetto, per prima cosa -al fine di poter agire nei suoi confronti- dobbiamo munirci di un titolo esecutivo e successivamente notificargli un atto di precetto in cui gli intimiamo di pagare la somma dovutaci entro 10 giorni.

Ma se il debitore non provvede spontaneamente al pagamento, cosa possiamo fare?
Ebbene, in tal caso, sarà necessario procedere con l’esecuzione forzata, ovvero pignorare i beni/diritti di cui il nostro debitore è proprietario al fine di chiederne la vendita o l’assegnazione e soddisfare così il nostro credito.

Nel nostro ordinamento giuridico esistono diversi tipi di esecuzione forzata: mobiliare, immobiliare o presso terzi; tuttavia, prima di procedere con l’una o con l’altra, è opportuno verificare quali siano i beni e/o diritti del nostro debitore al fine di valutare al meglio la strada da intraprendere.

 

§ 2. Ricerca attività lavorativa di tipo subordinato o pensione

Per verificare se il nostro debitore svolge un’attività lavorativa di tipo subordinato sarà possibile fare richiesta al Centro per l’Impiego del Comune ove il medesimo ha la residenza, allegando alla stessa il titolo che comprova il nostro diritto di credito.

Successivamente, il Centro per l’Impiego -ricevuta la richiesta- provvederà ad informare il diretto interessato e se costui non manifesta il proprio motivato dissenso al rilascio di tali informazioni, ci verrà comunicata la posizione lavorativa del nostro debitore: dove lavora, da quanto tempo, con quale tipo di contratto.
Informazioni che ci saranno utili per poter intraprendere un pignoramento presso terzi al fine di sottoporre a pignoramento, entro i limiti quantitativi previsti dalla legge, lo stipendio mensile o il T.F.R. accantonato.

Se, invece, riteniamo che il nostro debitore sia andato in pensione, possiamo fare la medesima ricerca presso l’I.N.P.S. o altro ente pensionistico, in quanto anche la pensione, entro certi limiti, può essere oggetto di pignoramento.

 

§ 3. Ricerca beni immobili e/o autoveicoli

Se il nostro obiettivo è quello di verificare se il debitore possieda beni immobili di proprietà su tutto il territorio nazionale, è possibile effettuare, on line o presso gli uffici territoriali, le ricerche catastali, peraltro gratuite, per le quali sarà necessario conoscere solo il codice fiscale del nostro debitore, sia esso persona fisica o giuridica.

Tale ricerca, che può essere effettuata sia sui fabbricati che sui terreni, produce l’elenco dei beni immobili di cui il soggetto è proprietario indicandone la titolarità (proprietà, usufrutto, etc…) ed i dati catastali (Comune, Indirizzo, Foglio, Particella, Subalterno, Qualità, Classe, Dimensioni, Reddito, etc…).

Tuttavia, nel caso in cui si ritenga di voler sottoporre a pignoramento un bene immobile, sarà opportuno effettuare, preventivamente, sul medesimo la ricerca delle trascrizioni “a favore”, ma soprattutto quelle “contro”, in quanto tale ricerca ci elenca, per l’appunto, quali sono tutte le trascrizioni effettuate nel tempo su quel determinato bene.
In particolare è importante verificare le trascrizioni “contro”, in quanto rappresentano i gravami che pendono su quel bene (ipoteche o altro), la cui conoscenza è senz’altro necessaria al fine di decidere se sia o meno opportuno intraprendere un’esecuzione immobiliare, anche alla luce dei costi che il creditore procedente è tenuto a sostenere.

Qualora, invece, sia nostro interesse sapere se il nostro debitore possiede dei veicoli, mediante il codice fiscale del medesimo possiamo effettuare, on line o presso gli uffici territoriali, la ricerca al P.R.A. (Pubblico Registro Automobilistico), dalla quale otterremo l’elenco completo dei veicoli intestati al medesimo, che poi integreremo con la visura specifica dei singoli beni che ci interessano.

 

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§ 4. L’istanza al Presidente del Tribunale per la ricerca con modalità telematiche dei beni da pignorare ex art. 492 bis c.p.c.

Le tipologie di ricerche sopra elencate sono delle ricerche molto settoriali, pertanto il legislatore -nel 2014- ha pensato di introdurre nel nostro ordinamento un nuovo strumento che ci permetta di ricercare in modo più ampio le cose da pignorare con modalità telematiche, previsto dall’art. 492 bis c.p.c.

Oggi, infatti, ogni creditore può fare istanza al Presidente del Tribunale del luogo in cui il debitore ha la residenza (o il domicilio, la dimora o la sede), al fine di essere autorizzato alla ricerca con modalità telematiche dei beni da pignorare, istanza che va depositata nella Cancelleria della Volontaria Giurisdizione con allegato un Contributo Unificato di euro 43,00.

Ricevuta l’istanza, il Presidente del Tribunale, previa verifica del diritto della parte istante a procedere ad esecuzione forzata, autorizza la ricerca con modalità telematiche dei beni da pignorare, consentendo così l’accesso ai dati contenuti nelle banche dati delle pubbliche amministrazioni e, in particolare, nell’anagrafe tributaria, compreso l’archivio dei rapporti finanziari, e in quelle degli enti previdenziali, per l’acquisizione di tutte le informazioni rilevanti ai fini dell’individuazione di cose e crediti da sottoporre ad esecuzione, comprese quelle relative ai rapporti intrattenuti dal debitore con istituti di credito e datori di lavoro o committenti.

 

§ 5. L’accesso alle banche dati per la ricerca dei beni da pignorare

Ottenuta l’autorizzazione del Presidente, inizia la seconda fase di tale procedura, ovvero la richiesta di accesso alle informazioni delle banche dati pubbliche (Agenzia delle Entrate ed I.N.P.S.).
Di norma tale richiesta viene demandata agli Ufficiali Giudiziari; poiché però non tutti gli uffici pubblici sono dotati della strumentazione tecnologica necessaria per potervi provvedere, il legislatore ha successivamente introdotto la possibilità per il creditore di farsi autorizzare ad accedere direttamente alle banche dati, tramite i gestori, ma questo solo nel caso in cui le strutture tecnologiche degli uffici non siano funzionanti.

Tuttavia, mentre l’Ufficiale Giudiziario può accedere direttamente alle banche dati alle quali ha accesso gratuito, il creditore dovrà effettuare la richiesta di accesso al gestore che è l’Agenzia delle Entrate, alla quale dovrà corrispondere un importo variabile che verrà quantificato dall’Agenzia stessa in base al numero di pagine che questa dovrà inviare (l’accesso all’I.N.P.S., invece, è sempre gratuito).

Con tale tipo di ricerca otteniamo, quindi, una panoramica molto più ampia e completa rispetto a quella delle singole ricerche sopra elencate in quanto nella medesima vengono ricompresi, a titolo esemplificativo: la dichiarazione dei redditi del debitore, l’elenco dei rapporti finanziari che il debitore ha con gli istituti di credito, con i datori di lavoro, in caso di lavoratore subordinato, o con i committenti, nel caso in cui, invece, svolga lavoro autonomo.

All’esito della ricerca, se questa viene eseguita dall’Ufficiale Giudiziario, il medesimo, al termine delle operazioni, redige un unico processo verbale nel quale indica tutte le banche dati interrogate e le relative risultanze e procede, se possibile, al pignoramento; se, al contrario, la ricerca è stata effettuata dal creditore costui dovrà richiedere il pignoramento all’ufficiale giudiziario competente consegnandogli il titolo esecutivo e l’atto di precetto che fondano l’esecuzione.