Avvocato chi è, cosa fa

Avvocato: chi è, cosa fa

L’avvocato, mediatore di giustizia. Per tutti

A cosa serve l’avvocato? Ad assistere, consigliare e difendere una parte, dentro o fuori dal giudizio.

Ma, talvolta, l’avvocato può essere chiamato a fare qualcosa in più: essere mediatore di giustizia, lavorare per conciliare posizioni o, anche, tutelare gli interessi di chi vede calpestati i propri diritti.

Ve ne parliamo prendendo spunto da una piccola ordinaria vicenda di (potenziale) ingiustizia.


INDICE SOMMARIO


§ 1. La badante, il cane e l’avvocato

In una tiepida giornata di aprile di qualche anno fa, la signora Anna, badante del signor Massimo, portava fuori il cane, passeggiando sul marciapiedi proprio sotto casa.

All’improvviso, un riflesso, forse di un’auto o di chissà cos’altro, fece scattare il cane in avanti in modo così repentino che la signora non riuscì a trattenerlo e anzi, fu trascinata a terra, riportando lesioni importanti.

Il padrone del cane, il signor Massimo, aveva stipulato un’assicurazione per coprire gli eventuali danni a cose o persone causate dal suo amico a quattro zampe.

Chiesto il risarcimento all’assicurazione, il saldo che avrebbe ricevuto il signor Massimo non rifletteva la gravità delle ferite e dell’invalidità riportata dalla donna: appena 4.850 euro.

Così chiese a noi di intervenire.

Attraverso una mediazione con il legale dell’Assicurazione, avvenuta solo tramite e-mail, riuscimmo ad aumentare più del doppio quanto offerto in prima battuta dall’assicurazione: 12.000 euro.

Ma quanti, al posto del signor Massimo, avrebbero chiamato un avvocato per far valere i propri diritti contro un’assicurazione che, sulla carta, dovrebbe garantirli ma poi, quando si tratta di fare i conti e risarcire, frequentemente non soddisfa le aspettative dei clienti?

Spesso si crede che non ne valga la pena, oppure si pensa che l’assicurazione in realtà stia offrendo il massimo possibile e non viene in mente di chiedere un parere a un terzo soggetto, competente sul tema.

§ 2. Il ruolo dell’avvocato

Il nome della nostra professione deriva dal latino advocatus, participio passato di advocare, che potremmo tradurre con “chiamare presso”, chiamare a sé. È un’immagine potente, che tratteggia la funzione e lo scopo: veniamo chiamati da qualcuno per difendere quel qualcuno, in questo caso i suoi diritti.

Si può pensare che il nostro lavoro riguardi solo grandi cause, e grandi risarcimenti, ma non è sempre così e non deve essere sempre così. Far valere i propri diritti è fondamentale, indipendentemente dall’entità del risarcimento che si può ottenere.

Spesso ci occupiamo di risarcimenti per danni da perdita parentale, e sono cifre importanti, ma che – per quanto ingenti – non potranno mai ripagare una perdita così dolorosa, per i congiunti.

Eppure, ci si prova lo stesso, per un senso di giustizia, per appurare le responsabilità, per fare in modo che chi ha sbagliato, non ripeta un errore che può provocare altre perdite e altro dolore.

Il caso di cui ci siamo occupati in questo contesto era molto semplice: una donna trascinata a terra dal cane di proprietà del suo datore di lavoro. E che per questo incidente ha riportato lesioni significative.

Chiamare l’avvocato, a volte serve

Il signor Massimo e la sua badante avrebbero potuto accettare l’importo offerto dall’assicurazione, ma così non è stato. E a ragion veduta.
Un risarcimento così basso equivale a una mancanza di rispetto nei confronti di un cliente assicurato che, semmai, dalla propria assicurazione si aspetta il massimo della tutela.

L’assicurazione ha giustificato l’importo dicendo che la donna era in concorso di colpa.
In concorso di colpa per essere stata trascinata dal cane.

Sì, avete letto bene.
Per l’assicurazione, la colpa consisteva nel fatto che la donna, conoscendo l’animale, non avrebbe dovuto farsi cogliere di sorpresa, avrebbe dovuto sapere come gestirlo. Insomma, se è caduta rovinosamente per terra, è anche colpa sua.

Tutto questo può far sorridere, ma finiti i sorrisi, deve far riflettere.
Un’affermazione del genere è una totale mancanza di rispetto nei confronti di persone che, se non avessero scelto di farsi tutelare da un avvocato, non avrebbero potuto fare altro che prendere atto e accettare l’offerta, per quanto riduttiva.

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§ 3. Avvocati: mediatori di giustizia

Gli avvocati servono a questo. Sono mediatori di giustizia, lavorano per conciliare posizioni, difendere gli interessi di chi vede calpestati i propri diritti, puntano alla mediazione, prima di proseguire fino ad arrivare in Tribunale.
E possono svolgere un ruolo determinante anche per far valere i propri diritti nel caso in cui le assicurazioni non li riconoscano come dovrebbero.

Sulla nostra professione circolano, purtroppo, idee confuse. Le persone possono vederci come coloro che si attivano solo per cause importanti o solo se possono ricavarne ingenti guadagni, come quelli che presentano parcelle salatissime anche per questioni di scarso momento. Non sempre gli avvocati godono di buona fama e questo può essere dovuto a colleghi che non si sono sempre comportati secondo quanto la deontologia della nostra professione raccomanda.

Ma ci sono molti professionisti che, come anche noi cerchiamo di fare, si spendono ogni giorno per difendere i propri clienti, nel modo più corretto, proprio come se fosse una missione. E in parte lo è.

L’avvocatura è una missione.

Essere avvocati vuol dire entrare ogni giorno in contatto con persone che stanno vivendo situazioni difficili, che devono difendersi da accuse ingiuste oppure far valere i propri diritti calpestati.

È una chiamata all’azione a cui non possiamo sottrarci. E non è per altruismo, tutt’altro.

L’avvocato Abramo Lincoln

C’è un celebre aneddoto che racconta Joseph Fort Newton, scrittore e religioso statunitense, su Abramo Lincoln, che oltre ad essere stato il sedicesimo (e forse il più celebre) presidente degli Stati Uniti d’America, era anche noto per essere un valido avvocato.

Newton racconta questo: un giorno, Lincoln e il suo socio dello studio legale, Herndon, procedevano su un vecchio calesse lungo una fangosa strada di campagna, discutendo dell’esistenza di azioni completamente disinteressate, del tutto altruistiche. Lincoln diceva di no, che non esistono azioni disinteressate; Herndon sosteneva il contrario.

A un certo punto, passarono davanti a un maialino che, rimasto incastrato nella spaccatura di una vecchia staccionata, grugniva come un disperato. Lincoln, che guidava il calesse, si fermò; scese e liberò il porcellino. Nel farlo, si sporcò le scarpe e si bagnò gli abiti.

«Vedi» gli disse Herndon «a dispetto della tua bella logica hai confermato la mia teoria. Perché inzaccherarti tutto per liberare quel maiale quando sapevi benissimo che sarebbe riuscito a liberarsi da solo?».

«È stata un’azione puramente egoistica» ribatté Lincoln. «Se non l’avessi fatto, stanotte non avrei chiuso occhio; il grugnito di quel maiale mi sarebbe riecheggiato negli orecchi. Forse si sarebbe liberato da solo, ma io non potevo saperlo. Quindi, la mia teoria è giusta».

§ 4. Gli avvocati e le azioni (dis)interessate

Non esistono azioni disinteressate, ha ragione Lincoln. Aiutare gli altri è un’azione assolutamente egoistica, perché non farlo potrebbe andare contro i nostri principi e toglierci il sonno.

Molti avvocati, nel proprio lavoro, agiscono esattamente nello stesso modo.

Siamo mediatori di giustizia, difensori di chi si sente indifeso, e ci chiede aiuto.

Siamo mediatori di professione. E la storia di questo nostro cliente, il signor Massimo, ne è una prova: attraverso un costante dialogo con il legale dell’assicurazione siamo riusciti, in modo ragionevole, a far valere i diritti del nostro cliente e ad evitare di portare l’azione in giudizio.

Se credete che qualcuno abbia offeso i vostri interessi e i vostri diritti, affidarsi a un avvocato, “chiamare a sé” un professionista competente, può aiutarvi a sostenere le vostre ragioni.
Ne vale (quasi) sempre la pena.

Che vuol dire «grande avvocato»?
Vuol dire avvocato utile ai giudici per aiutarli a decidere secondo giustizia, utile al cliente per aiutarlo a far valere le proprie ragioni.
Utile è quell’avvocato che parla lo stretto necessario, che scrive chiaro e conciso, che non ingombra l’udienza con la sua invadente personalità, che non annoia i giudici con la sua prolissità e non li mette in sospetto con la sua sottigliezza: proprio il contrario, dunque, di quello che certo pubblico intende per «
grande avvocato».

Piero Calamandrei, Elogio dei giudici scritto da un avvocato, 1935

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