Acque pubbliche

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Acque pubbliche

Spetta al tribunale Ordinario e non al Tribunale delle Acque Pubbliche la domanda di risarcimento del danno, proposta in via principale per responsabilità da cosa in custodia, con cui il danno è ricollegato alla rottura d’una parte od elemento dell’opera idraulica, senza che la causa di tale evento sia riferita al modo d’essere dell’opera nel suo complesso, per il modo come la stessa è stata progettata o realizzata, od ai modi in cui l’opera è gestita, in funzione del servizio cui è destinata“.

Questo l’importante riconoscimento ottenuto dallo Studio di fronte alla terza sezione della Corte di Cassazione, che ha dichiarato la competenza del G.O. in tema di risarcimento danni causati dalla rottura di una tubazione dell’acquedotto pubblico.

 

La vicenda oggetto di causa

Due privati convenivano in giudizio davanti al Tribunale di Chieti alcuni Enti Pubblici, a vario titolo responsabili della manutenzione dell’acquedotto pubblico.

Gli attori deducevano di aver subito rilevanti danni conseguenti al crollo di un immobile, determinato dalla rottura di una tubazione con conseguente fuoriuscita di acqua ed imbibizione del terreno circostante.

Chiedevano, pertanto, il risarcimento dei danni sofferti, invocando la responsabilità del gestore per cose in custodia ai sensi dell’art. 2051 c.c.

 

La pronuncia dismissiva della competenza in materia di acque pubbliche

Iscritta a ruolo la causa ed instauratosi regolarmente il contradditorio tra le parti, il Tribunale di Chieti aveva ritenuto di pronunciare sentenza sul rito, con la quale aveva dichiarato la propria incompetenza per materia, individuando quale Giudice competente a conoscere la causa il Tribunale Regionale delle Acque Pubbliche.

Avverso tale sentenza i privati avevano così proposto ricorso per regolamento di competenza, con l’assistenza degli Avvocati Giovanni e Gabriele Chiarini, dinanzi alla Suprema Corte di Cassazione.

 

La decisione della Suprema Corte: competenza della G.O. per responsabilità da cosa in custodia

Accogliendo il ricorso proposto dallo Studio Chiarini, la Suprema Corte di Cassazione ha dichiarato, invece, la competenza del Tribunale ordinario di Chieti ed assegnato per la riassunzione il termine perentorio di giorni 60 dalla comunicazione dell’ordinanza decisoria.

Riassunto regolarmente il giudizio davanti al Tribunale, la causa è stata infine risolta con la stipulazione di un accordo transattivo e conseguente liquidazione volontaria, da parte degli Enti responsabili, dei danni sofferti dai privati.

 

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Avv. Giovanni Chiarini
Giovanni Chiarini
giovanni@chiarini.com

Nell’esercizio della professione si occupa prevalentemente di diritto penale sostanziale e processuale, con particolare attitudine alla gestione dell’istruttoria dibattimentale. Ha maturato significativa esperienza nel settore delle indagini difensive, nell'ambito della responsabilità penale medico-sanitaria, nonché nel campo dei reati contro la pubblica amministrazione, contro la persona e contro il patrimonio. Curriculum



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