Avv. Merika Carigi - Garanzia per vizi o difformità nella vendita

Garanzia per vizi o difformità nella vendita: presupposti e rimedi

Ultimo Aggiornamento 15 Ottobre 2026

Se acquisto un divano di un certo tessuto e colore, e mi viene consegnato un divano con tessuto e colore diversi rispetto a quelli scelti, posso far valere la garanzia per vizi nella vendita? Posso quindi chiedere la risoluzione del contratto, se del caso addirittura per vendita di aliud pro alio, ovvero la riduzione del prezzo?

Il tema è stato affrontato dalla Sez. II Civile della Corte di Cassazione la quale, con ordinanza del 3 giugno 2020, n. 10456, ha ritenuto che la differenza di colore rientrasse nell’ipotesi di difetto di conformità di lieve entità, previsto dall’ultimo comma dell’art. 130 del Codice del Consumo (nel testo applicabile al caso, anteriore alla riforma del 2021), che non dà diritto alla risoluzione del contratto, ma solo alla richiesta di riduzione del prezzo di vendita. La stessa pronuncia ha, altresì, formulato il seguente principio di diritto:

“L’ipotesi di vendita aliud pro alio sussiste quando il bene consegnato è completamente diverso da quello venduto, poiché appartenente ad un genere differente oppure con difetti che gli impediscono di assolvere alla sua funzione naturale o a quella concreta assunta come essenziale dalle parti“.

Cass. II, 03/06/2020, n. 10456

Approfondiamo insieme il tema, analizzando nel dettaglio quali siano le azioni esperibili dal compratore che voglia far valere la garanzia per vizi della cosa venduta.

§ 1. Nozione di “contratto di vendita”. La garanzia per vizi e la vendita di aliud pro alio

Il contratto di vendita, previsto dall’art. 1470 c.c., è un contratto tra due soggetti, venditore e compratore, che ha ad oggetto il trasferimento della proprietà di una cosa e/o un diritto verso il corrispettivo di un prezzo.
Tra le obbligazioni che fanno capo al venditore (art. 1476 c.c.), oltre a quelle di consegnare il bene al compratore e fargli acquistare la proprietà del bene/diritto venduto, vi è anche l’obbligo di garantire il compratore dall’evizione (art. 1483 c.c.) e dai vizi della cosa (art. 1490 c.c.).

In particolare, per quanto riguarda i vizi, il legislatore prevede che la cosa venduta deve essere immune da vizi che la rendano inidonea all’uso a cui è destinata o ne diminuiscano in modo apprezzabile il valore; pertanto, se il bene presenta dei vizi, il venditore risulterà essere inadempiente all’obbligazione assunta con il contratto e l’acquirente, ai sensi dell’art. 1492 c.c. potrà chiedere, a sua scelta, la risoluzione del contratto (azione redibitoria) o la riduzione del prezzo.

Nel caso in cui la cosa venduta, invece, non abbia le qualità promesse o essenziali per l’uso a cui è destinata il compratore ha diritto di ottenere la risoluzione del contratto, purché il difetto di qualità ecceda i limiti di tolleranza stabiliti dagli usi; in difetto, avrà solo diritto ad una riduzione di prezzo (art. 1497 c.c.).

Sia il vizio redibitorio (art. 1490 c.c.) che la mancanza di qualità promesse o essenziali (1497 c.c.) presuppongono entrambi che il bene consegnato sia quello oggetto del contratto, o quantomeno dello stesso genere, e a norma dell’art. 1495 c.c. tali vizi/difformità devono essere denunciati al venditore entro otto giorni dalla scoperta, salvo il diverso termine stabilito dalle parti o dalla legge, pena la decadenza dal diritto di garanzia, salvo che il venditore abbia riconosciuto il vizio/difformità o li abbia occultati. L’azione per garanzia, applicabile sia in caso di vizi che in caso di mancanza di qualità, si prescrive, in ogni caso, in un anno dalla consegna (salvo eventuali interruzioni della prescrizione, che fanno decorrere da nuovo il termine annuale).

I vizi e la mancanza di qualità dei beni venduti si differenziano entrambi dalla vendita di “aliud pro alio“ che, al contrario, si verifica quando il bene consegnato è completamente diverso da quello oggetto del contratto di vendita: il bene appartiene ad un genere differente oppure presenta dei difetti che gli impediscono di assolvere la funzione naturale cui è destinato o quella concreta assunta come essenziale dalle parti. In tal caso l’acquirente potrà chiedere l’esatto adempimento dell’obbligazione oppure la risoluzione del contratto per inadempimento ex art. 1453 c.c., azione quest’ultima che è svincolata dai termini di decadenza e prescrizione previsti dall’art. 1495 c.c. in tema di garanzia nella vendita, essendo invece soggetta, quale ordinaria azione di risoluzione contrattuale, al termine di prescrizione decennale (Cass. I, 05/02/2016, n. 2313).

§ 2. La normativa speciale sulla garanzia per vizi: il Codice del Consumo

Quando un consumatore acquista un bene mobile da un venditore professionale, si applica la disciplina speciale della garanzia legale di conformità prevista dagli artt. 128 e seguenti del Codice del Consumo. È consumatore la persona fisica che acquista per scopi estranei alla propria attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale. Le norme del codice civile operano, nei limiti previsti dall’art. 135-septies, per quanto non disciplinato dalla normativa speciale.

Occorre distinguere la disciplina applicabile in base alla data del contratto. Il D.Lgs. 170/2021 ha riformato la materia con efficacia dal 1° gennaio 2022, per i contratti conclusi successivamente a tale data. Ai contratti soggetti alla disciplina precedente continuano invece ad applicarsi le vecchie disposizioni, richiamate anche nel caso giudiziario esaminato nel paragrafo seguente.

Nel regime introdotto dalla riforma del 2021, il venditore deve fornire beni conformi al contratto. In presenza di un difetto di conformità, il consumatore può scegliere tra riparazione e sostituzione, salvo che il rimedio prescelto sia impossibile o comporti costi sproporzionati rispetto all’alternativa. Il ripristino deve avvenire senza spese, entro un congruo periodo e senza notevoli inconvenienti.

La riduzione proporzionale del prezzo o la risoluzione del contratto sono consentite nei casi previsti dall’art. 135-bis, comma 4: mancato o irregolare ripristino della conformità, legittimo rifiuto del venditore di provvedervi, manifestazione di un difetto nonostante il tentativo di ripristino, particolare gravità del difetto oppure dichiarata o evidente impossibilità di intervenire entro un periodo ragionevole o senza notevoli inconvenienti. La risoluzione è esclusa per i difetti di lieve entità, che spetta al venditore dimostrare.

È inoltre necessario distinguere tre profili:

  • Responsabilità del venditore: di regola riguarda i difetti esistenti alla consegna che si manifestano entro due anni. Per i beni con elementi digitali sono previste regole specifiche.
  • Onere della prova: il difetto manifestatosi entro un anno dalla consegna si presume già esistente a quella data, salvo prova contraria e salvo incompatibilità con la natura del bene o del difetto.
  • Prescrizione: l’art. 133, comma 3, prevede 26 mesi dalla consegna per l’azione relativa ai difetti non dolosamente occultati dal venditore; il consumatore convenuto per l’esecuzione del contratto può comunque far valere i diritti previsti dall’art. 135-bis.

La disciplina riformata non prevede più la decadenza per mancata denuncia entro due mesi dalla scoperta. Per i beni usati le parti possono concordare una riduzione della durata della responsabilità e del termine di prescrizione, senza scendere sotto un anno.

Un’ulteriore novità è prevista dal D.Lgs. 176/2026, pubblicato il 7 ottobre 2026, con entrata in vigore il 22 ottobre 2026. Per i contratti conclusi dal 31 luglio 2026, quando viene effettuata una riparazione come rimedio per rendere conforme il bene, il periodo di responsabilità sarà esteso una sola volta di dodici mesi. Il venditore dovrà informare il consumatore della scelta tra riparazione e sostituzione e dell’eventuale estensione.

L’estensione riguarda il periodo di responsabilità: il decreto non modifica espressamente il termine di prescrizione di 26 mesi né la presunzione annuale sull’esistenza del difetto alla consegna. Il coordinamento fra responsabilità estesa e prescrizione richiede pertanto attenzione nell’applicazione concreta.

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§ 3. Un caso concreto di garanzia invocata da un consumatore

Il caso seguente, deciso nel 2020, riguarda la disciplina anteriore alla riforma del 2021: i richiami all’art. 130 del Codice del Consumo devono essere letti nel testo allora applicabile.

Nel caso esaminato dalla Suprema Corte, Tizio aveva ordinato un divano scegliendo una certa stoffa ed un determinato colore, ma il venditore gli aveva consegnato un divano di stoffa e colore diverso (ma sulla stessa tonalità). Tizio inizialmente non lo aveva contestato formalmente, non aveva chiesto né la sostituzione, né la riparazione, né la riduzione del prezzo; tuttavia successivamente aveva chiesto la risoluzione del contratto di vendita per vizi della cosa venduta.

Il giudice di primo grado aveva accolto la domanda di Tizio; il giudice d’Appello, al contrario, aveva riformato la sentenza di primo grado e, in applicazione del Codice del Consumo, aveva rigettato la domanda, ritenendo che la differenza di tonalità tra il colore richiesto e quello consegnato fosse un elemento non essenziale nell’economia del contratto ed integrasse una difformità di lieve entità, inidonea a produrre la risoluzione del contratto così come previsto dall’ultimo comma dell’art. 130.

Da ultimo, la Cassazione Civile, interpellata in ultimo grado dall’acquirente affinché riformasse la sentenza d’appello e dichiarasse la risoluzione del contratto in quanto ipotesi di vendita di aliud pro alio, ha stabilito che tale ipotesi di vendita ricorre solo quando il bene consegnato è completamente diverso da quello venduto, perché appartenente ad un genere differente oppure con difetti che gli impediscono di assolvere la sua funzione naturale o quella concreta assunta come essenziale dalle parti (vedi anche Cass. II, 24/04/2018, n. 10045).

Nel caso di specie, la consegna di un divano dello stesso colore, ma di tonalità diversa da quella pattuita, non costituisce un vizio tale da impedire l’utilizzo del bene secondo la sua destinazione.

La Cassazione ha ritenuto corretto il ragionamento del giudice d’appello che, applicando la disciplina prevista dal Codice del Consumo, aveva qualificato il vizio denunciato sulla base dell’art. 130, ritenendo che fosse ipotizzabile un difetto di conformità di lieve entità che, quando non sia possibile o sia eccessivamente oneroso esperire i rimedi della riparazione o della sostituzione, non consente di chiedere la risoluzione del contratto. La qualificazione della lieve entità del difetto di conformità è stata basata sia su un criterio oggettivo, in quanto si trattava di diversa tonalità dello stesso colore, sia su un criterio soggettivo, incarnato dal comportamento del compratore, il quale, subito dopo la consegna, aveva inviato i suoi dati per l’emissione della fattura senza svolgere, neanche successivamente, alcuna contestazione del divano al fine di chiederne la sostituzione o la riparazione (anzi, al contrario, l’aveva alienato a terzi).

L’unico rimedio esperibile, dunque, era rappresentato dalla riduzione del prezzo. Tuttavia, poiché l’acquirente, costituendosi nel giudizio d’appello, non aveva riproposto tale domanda, la medesima, ai sensi dell’art. 346 c.p.c., si intendeva rinunciata.
La Cassazione ha quindi rigettato il ricorso.

§ 4. Conclusione di sintesi: le azioni di garanzia esperibili dall’acquirente

In conclusione, quando acquistiamo un bene che non è perfettamente corrispondente a quello da noi ordinato possiamo far valere la garanzia per i vizi nella vendita e chiedere:

  • la risoluzione del contratto o la riduzione del prezzo se il bene presenta dei vizi che lo rendono inidoneo all’uso a cui è destinato o ne diminuiscano in modo apprezzabile il valore (art. 1492 c.c.);
  • la risoluzione del contratto se il bene non ha le qualità promesse o essenziali per l’uso cui è destinato, qualora tali difformità eccedano i limiti di tolleranza stabiliti dagli usi (art. 1497 c.c.);
  • la riduzione del prezzo se il bene non ha le qualità promesse o essenziali per l’uso cui è destinato, qualora tali difformità siano lievi (art. 1497 c.c.);
  • risoluzione del contratto o esatto adempimento se il bene è diverso da quello ordinato, cioè appartiene ad un genere differente oppure presenta dei difetti che gli impediscono di assolvere la funzione naturale cui è destinato o quella concreta assunta come essenziale dalle parti (ipotesi di vendita di aliud pro alio, art. 1453 c.c.).

Quando la vendita avviene tra un professionista e un consumatore, occorre invece applicare la disciplina speciale della garanzia legale di conformità, tenendo conto della data del contratto. Come illustrato nel § 2, il consumatore può ottenere la riparazione o la sostituzione e, nei casi previsti dalla legge, la riduzione del prezzo o la risoluzione del contratto.

Il difetto di lieve entità esclude la risoluzione, ma non elimina gli altri rimedi applicabili. Nel caso storico qui esaminato, regolato dalla disciplina precedente alla riforma del 2021, la Cassazione ha individuato nella riduzione del prezzo il rimedio ancora esperibile.

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