Malasanità : A Chi Rivolgersi?

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Malasanità : A Chi Rivolgersi?

Guida pratica per orientarsi nel mercato dei servizi legali in materia di responsabilità sanitaria

Quando si pensa di essere vittima di un episodio di malasanità, alla sofferenza per il torto subito si aggiunge un senso di smarrimento: a chi è meglio rivolgersi?
Sì, perché non è agevole individuare la strada giusta da seguire per accertare se, effettivamente, vi siano i presupposti di una responsabilità sanitaria.
Neppure è facile capire quale sia il soggetto più indicato al quale rivolgersi per ottenere giustizia.
Giustizia che, in ambito civile, significa vedersi riconosciuto un equo risarcimento danni (in altra sede parleremo dei rapporti tra azione civile e azione penale, tema spesso oggetto di fraintendimenti e inopportune semplificazioni).

Cerchiamo di chiarire, in questo breve articolo, perché – a nostro modo di vedere – sia preferibile rivolgersi a un Avvocato specializzato in responsabilità sanitaria, piuttosto che contattare direttamente un Medico-Legale o (peggio) cercare assistenza presso associazioni o enti para-legali e pseudo-liberali, che ostentano assertiva competenza nel campo del risarcimento danni da “malasanità”.

 

INDICE

 

La gestione di un caso di malasanità

Cominciamo col premettere che la gestione di un caso di malasanità è decisamente complessa.
La medical malpractice è tutt’altra cosa rispetto, per fare un esempio, all’infortunistica stradale: non è possibile alcuna standardizzazione, non giova in alcun modo il “copia-incolla” (tanto caro ai tuttologi), in materia di responsabilità sanitaria.
Questa rappresenta, invero, un mondo a parte, fatto – a sua volta – di tanti microcosmi quante sono almeno le astratte categorie in cui può inserirsi la fallibilità umana (si veda l’approfondimento dedicato alle tipologie di errore medico), che può manifestarsi in una o più delle varie specialità mediche (ferma restando la “trasversalità” di alcune fattispecie: una fra tutte, l’infezione ospedaliera).
Ogni vicenda di responsabilità sanitaria – pertanto – è a sé, nella sua irripetibile unicità, e come tale va valutata.

 

Conviene davvero rivolgersi ad associazioni e/o società para-legali esercenti nel ramo della malasanità?

Già soltanto la riflessione di cui sopra consente di comprendere perché sia poco prudente rivolgersi ad una delle tante – sempre più numerose – organizzazioni non professionali (id est: non composte da Professionisti abilitati) che pretendono di trasporre in ambito medico le tecniche commerciali già da tempo invalse, con dubbi risultati, nella materia degli incidenti stradali.
Spesso, queste “società di infortunistica sanitaria” sono improvvisate e poco competenti.
Nella migliore delle ipotesi, agiscono da meri intermediari di Professionisti veri, con i quali è dunque appropriato intrattenere un rapporto diretto.

 

È corretto rivolgersi a un Medico-Legale per un caso di risarcimento per malasanità?

Maggiore affidabilità, senz’altro, potrà garantire il Medico-Legale che si offra di valutare un caso di malasanità.
Ma rivolgersi direttamente (ed esclusivamente) a costui può risultare talvolta riduttivo.

Riduttivo, perché – sovente, se non sempre – lo stesso Medico-Legale ha bisogno dello Specialista (o degli Specialisti) per rendere un parere esaustivo e rispettoso del proprio Codice di Deontologia.

Riduttivo, ancora, perché la responsabilità sanitaria non è integrata dal solo errore (commissivo od omissivo che sia), che invero è constatabile da qualunque studioso di medicina legale – ancorché non abbia la laurea in medicina e chirurgia – quando si conclama in una una violazione delle pertinenti Linee Guida, oggi sempre più accessibili anche al vasto pubblico.
C’è il profilo, nient’affatto secondario, del nesso causale, la cui concezione – seppure tralatiziamente reiterata – del “più probabile che non” viene spesso tradotta dal non-Giurista (sintagma che include, ovvimente, anche chi si auto-proclami tale senza esserlo) nell’aberrante semplificazione del 50% plus unum, formula viepiù stigmatizzata dalla Giurisprudenza e da chi la conosce.
C’è, inoltre, la fondamentale distinzione tra causalità materiale e causalità giuridica, che di rado viene adeguatamente valorizzata.
C’è, infine, l’aspetto del danno, della sua descrizione, della sua quantificazione, della sua prova e della sua liquidazione (auspicabilmente integrale).

Riduttivo, inoltre, perché – dopo aver verificato la sussistenza dei presupposti della responsabilità; dopo aver compreso e quantificato esattamente il danno; dopo aver ricostruito la fondatezza del nesso eziologico; dopo aver capito, insomma, che il caso di malasanità merita attenzione – bisogna individuare il soggetto ovvero i soggetti tenuti al risarcimento.
Cosa talvolta per nulla semplice, specie quando la vicenda di responsabilità medica veda protagonista una Struttura – pubblica o privata – che sia stata oggetto di operazioni straordinarie (costituite da restyling o rimaneggiamenti di vario genere).
Ci vuole competenza giuridica e padronanza delle fonti normative (anche regionali) per individuare la legittimazione passiva destreggiandosi tra U.S.L., A.S.L., A.U.S.L., A.O., A.O.U., A.S.R., A.S.S., A.S.S.T. (rispettivamente: Unità Sanitaria Locale, Azienda Sanitaria Locale, Azienda Unità Sanitaria Locale, Azienda Ospedaliera, Azienda Sanitaria Regionale, Azienda Socio-Sanitaria, Azienda Socio-Sanitaria Territoriale), Società di diritto civile, Fondazioni, Confraternite, e chi più ne ha più ne metta senza considerare le – frequenti – ipotesi di Aziende disciolte e/o Gestioni liquidatorie.

Riduttivo, infine, perché – come diceva Enrico Ferri – per vincere una causa ci vogliono tre cose: aver ragione, saperla far valere e trovare chi la dia.
Nell’ordinamento giuridico italiano, l’Avvocato è la figura istituzionalmente deputata alla tutela dei diritti dei cittadini, così dentro come fuori dal processo.
Rivolgersi ad un altro soggetto per assolvere questa funzione, in estrema sintesi, significa rivolgersi al soggetto sbagliato.

 

Decisamente meglio rivolgersi a un Avvocato esperto nel settore della malasanità!

Sia beninteso: la figura del Medico-Legale (e/o dello Specialista) resta senz’altro fondamentale per il necessario supporto, approfondimento e completamento dell’attività legale.
Ma la centralità dell’Avvocato, nel suo ruolo di gestione diretta di una controversia in materia di responsabilità sanitaria, non può essere seriamente messa in discussione.
Non è un caso, del resto, se un Avvocato esperto di malasanità non si limita a recepire acriticamente le osservazioni del consulente tecnico di parte, quasi fosse il responso di un oracolo.
L’Avvocato specializzato in responsabilità sanitaria “compulsa” il proprio consulente, lo stimola e lo sollecita fin dalla predisposizione del quesito medico-legale (primo incombente di stretta pertinenza dell’Avvocato) e dalla ricostruzione fattuale del caso di malasanità, sino alla individuazione delle Linee Guida applicabili, alla ricerca della letteratura scientifica e alla condivisione delle conclusioni.

Chiarito, dunque, che l’Avvocato è il soggetto più appropriato al quale rivolgersi per una vicenda di malasanità, resta da comprendere come individuare quello che fa al caso proprio.
Sotto questo profilo, se è vero che il Cliente sceglie il proprio Avvocato, è altresì indubitabile che è anche l’Avvocato a scegliere i propri Clienti (non è un buon segno, di regola, il fatto che un Avvocato sia costretto ad accettare ogni e qualsivoglia incarico).
Si deve, perciò, creare una certa sintonia – verrebbe da dire: empatia – tra Professionista ed Assistito, in termini di condivisione dei metodi e degli obiettivi, pur nell’alterità dei rispettivi ruoli.
La scelta (reciproca) è, quindi, un fatto anche emotivo, oltre che razionale.

 

Cosa pretendere dall’Avvocato a cui ci si rivolge?

In ogni caso, chi si rivolge ad un Professionista si attende di trovare – come minimo – competenza ed esperienza. Entrambe si fondano sulla conoscenza.

Competenza è la capacità di gestire un caso di malasanità. La miglior misura della competenza è il curriculum, che fa comprendere quali studi ha effettuato l’Avvocato e – perché no? – con quali voti o valutazioni li ha conclusi.
Esperienza è la somma delle cognizioni acquisite con la pratica diretta della materia. L’esperienza si valuta, essenzialmente, sulla base dei risultati ottenuti.
Sul campo, però. Altrimenti, “esperienza” rimane solo il nome che qualcuno attribuisce ai propri errori.

 

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Avv. Gabriele Chiarini
Gabriele Chiarini
gabriele@chiarini.com

Nell'esercizio della professione si occupa prevalentemente di diritto civile e commerciale, con speciale riferimento alla malpractice medico-sanitaria, alla responsabilità per fatto illecito, alla consulenza d'impresa e al diritto dei contratti. Ha maturato particolare esperienza, conseguendo importanti risultati tanto in sede giudiziale quanto in sede stragiudiziale, nel settore degli appalti privati e nel campo della responsabilità della struttura ospedaliera per colpa dei sanitari e per difetto di organizzazione. Curriculum



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