Come (e se) fare una denuncia per malasanità 

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Come (e se) fare una denuncia per malasanità 

Breve vademecum sui rapporti tra azione civile e azione penale in materia di responsabilità sanitaria.

Spesso chi ritiene di aver vissuto – direttamente o per interposta persona – un episodio di malasanità si trova a porsi domande del tipo:

  • “Devo denunciare l’Ospedale?”
  • “Come denunciare un reparto ospedaliero?”
  • “Come denunciare un caso di malasanità?”

Sarebbe bene, invero, porsi prima questo interrogativo: “È opportuno denunciare un episodio di malasanità?”

La risposta, a nostro modo di vedere, è: “Non sempre, anzi: quasi mai

Premesso che la vittima di un errore sanitario ha sicuramente e sempre il diritto di denunciare e/o segnalare l’accaduto in tutte le sedi competenti, si tratta di comprendere se ed in quale misura una denuncia (in senso tecnico) possa giovare al suo interesse.

 

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Cosa significa denunciare un episodio di malasanità?

Una denuncia in senso tecnico, è appena il caso di precisarlo, costituisce l’atto con cui un privato cittadino porta a conoscenza dell’Autorità – Pubblico Ministero o Ufficiale di P.G. (Polizia Giudiziaria) – la notizia del compimento di un reato perseguibile d’ufficio (in materia sanitaria dovrebbe trattarsi di casi mortali, atteso che solo il reato di omicidio colposo è perseguibile d’ufficio, mentre per le lesioni colpose risulterebbe necessario un altro atto: la querela di parte).

 

Come si presenta una denuncia per malasanità?

Si può sporgere una denuncia in forma scritta oppure orale. Nel primo caso l’atto deve essere sottoscritto dal denunciante o da un suo procuratore legale; nel secondo caso, invece, l’Ufficiale di P.G. (o il P.M.) raccoglie la denuncia sporta oralmente e ne redige apposito verbale.

Per la denuncia proveniente da privati cittadini non sono previsti contenuti formali tipici, pertanto il denunciante può legittimamente limitarsi alla mera esposizione del fatto costituente reato perseguibile d’ufficio.

Nella querela, invece, la persona offesa dal reato o il suo legale rappresentante deve fare espressa richiesta di punizione contro il colpevole del fatto previsto dalla legge come reato (non perseguibile d’ufficio). La querela, dunque, rappresenta contestualmente una informazione sul fatto-reato ed una condizione di procedibilità.

 

Ma conviene davvero presentare una denuncia in caso di malasanità?

No, il più delle volte non conviene. Questo per un triplice ordine di motivi:

  1. In primo luogo perché la denuncia prelude all’azione penale, che è soggetta all’iniziativa, e quindi alle tempistiche, del Pubblico Ministero (unico soggetto a ciò legittimato nel nostro Ordinamento), con la conseguenza che potrebbero verificarsi ritardi anche rilevanti e non controllabili;
  2. In secondo luogo, perché la responsabilità penale del singolo sanitario si fonda necessariamente sulla colpa di costui, mentre in àmbito civile è possibile (e preferibile) far valere forme “anonime” di responsabilità: o perché non è identificabile il singolo soggetto autore dell’errore medico o perché la responsabilità si fonda su un difetto o una carenza di organizzazione della Struttura Ospedaliera;
  3. Da ultimo, perché il profilo del nesso causale tra condotta sanitaria ed evento dannoso soggiace a diverse regole di giudizio in sede penale e in sede civile. In estrema sintesi, in sede penale è necessario un “elevato grado di credibilità razionale o probabilità logica” al fine di pervenire a condanna (quindi la sostanziale certezza). In sede civile, al contrario, è sufficiente che sia soddisfatto il più blando criterio della probabilità relativa o, come si suol definirlo, del “più probabile che non” (che, come abbiamo più volte spiegato, non significa per forza 50+1%, ma può significare anche molto di meno).

 

Possiamo dire che i casi in cui una denuncia in sede penale è opportuna sono davvero pochi.

Si tratta, in sostanza, di casi di particolare rilievo o gravità, come ad esempio:

  1. Quando è necessario compiere indagini urgenti e/o accertamenti tendenzialmente irripetibili (es. l’autopsia o il riscontro diagnostico, non senza segnalare – in proposito – che la legge 24/2017 ha introdotto nel regolamento di polizia mortuaria la possibilità per i familiari o altri aventi titolo del deceduto di “concordare con il direttore sanitario o sociosanitario l’esecuzione del riscontro diagnostico, sia nel caso di decesso ospedaliero che in altro luogo” e di “disporre la presenza di un medico di loro fiducia“);
  2. Quando è necessario procedere al sequestro di luoghi (es. la sala operatoria), strumenti (es. un bisturi), dispositivi (es. una protesi) o documenti (es. la cartella clinica), anche per scongiurare il rischio di una loro alterazione e/o manomissione;
  3. Quando vi siano particolari istanze morali e/o deontologiche da far valere.

 

Pertanto, salve le eccezioni sopra elencate, è sicuramente consigliabile gestire un sinistro per malasanità in sede civile (al fine di rivendicare il risarcimento del danno subito dai congiunti del paziente), piuttosto che presentare una denuncia o, peggio, perseguire la strada della costituzione di parte civile in sede penale.

 

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Avv. Gabriele Chiarini
Gabriele Chiarini
gabriele@chiarini.com

Nell'esercizio della professione si occupa prevalentemente di diritto civile e commerciale, con speciale riferimento alla malpractice medico-sanitaria, alla responsabilità per fatto illecito, alla consulenza d'impresa e al diritto dei contratti. Ha maturato particolare esperienza, conseguendo importanti risultati tanto in sede giudiziale quanto in sede stragiudiziale, nel settore degli appalti privati e nel campo della responsabilità della struttura ospedaliera per colpa dei sanitari e per difetto di organizzazione. Curriculum



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